Muore Franco Quadri, grande critico teatrale

«Uno spettacolo che ha la forza di esprimere delle angosce di un passato remoto senza mai smettere di parlare di una realtà attuale che conosciamo tutti benissimo»: finisce così l’ultima recensione di Franco Quadri, il grande critico teatrale scomparso ieri. La recensione, scritta poco prima del ricovero in ospedale per la malattia che in poco più di due mesi ha avuto il sopravvento, era dedicata al Misantropo di Molière messo in scena in gennaio al Duse di Genova: ma la sua conclusione riassume bene, come in un inconsapevole testamento, la visione che Quadri aveva del teatro nella sua accezione più alta, e della sua capacità di parlare all’uomo moderno.
Per Franco Quadri, che a Milano era nato nel 1936 e che all’esperienza teatrale milanese ha dedicato la parte più profonda della sua avventura di critico, traduttore ed editore, il Piccolo Teatro apre la sua «Scatola Magica» per ospitarvi domani la camera ardente. Dalla rivista Sipario, Quadri era approdato nel 1967 a Panorama. Nel 1987 traslocò a Repubblica dove esordì sferzando i Teatri Stabili con parole ancora attuali: «Nati nel dopoguerra per riformare la scena, inseguendo un’idea presto svanita di "servizio pubblico" e il sogno di un "teatro nazionale popolare", sono oggi per lo più soltanto degli uffici, con direttori inamovibili e la supervisione invadente e tirannica di consigli di amministrazione lottizzati e incompetenti». LF
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