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La musica antica si riprende la scena

La rassegna si apre domani con i Barokkanerne: alla ricerca di tesori meno noti

La musica antica si riprende la scena
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L'Associazione di Musica Antica di Milano (A.M.A.MI.) è un'istituzione tanto operosa quanto discreta: per lei parlano le stagioni costruite negli anni, una dopo l'altra, dal 2015, senza clamore ma con coerenza. Il suo lavoro assomiglia a una caccia al tesoro dentro un repertorio musicale noto, eppure ancora troppo poco frequentato. È proprio questa la cifra della rassegna AMAMI, articolata in sei concerti da domani al 1° dicembre (ore 21), ospitati nella Sala delle Colonne del Museo della Scienza e della Tecnologia «Leonardo da Vinci», con concerto conclusivo all'Istituto dei Ciechi. In cartellone formazioni italiane e straniere, cresciute nel solco della musica antica, chiamate a ricordare come, accanto al tridente insuperato formato da Bach, Vivaldi e Händel, ruoti una costellazione di autori di grande fascino.

Nomi come Georg Philipp Telemann, Giovanni Legrenzi, Agostino Steffani, Nicola Porpora, Alessandro Marcello - e molti altri ancora - compongono l'ossatura di una programmazione costruita con cura artigianale. Una stagione resa possibile grazie al sostegno di Fondazione Cariplo, Fondazione Monte di Lombardia e Gruppo Ospedaliero San Donato. Iniziative come questa non sono, per fortuna, isolate, ma restano ancora troppo rare. Il pensiero corre a figure di primo piano che, negli ultimi anni, hanno contribuito a riportare alla luce repertori dimenticati. Tra queste, Cecilia Bartoli, interprete capace di coniugare ricerca e grande visibilità mediatica, fino alla recente esecuzione dell'Inno Olimpico a San Siro per l'apertura dei Giochi Milano-Cortina 2026. Proprio ad Agostino Steffani, autore del primo barocco italiano, prolifico ma a lungo trascurato, Bartoli dedicò un CD inciso per Decca, presentato con un lancio regale al castello di Schleissheim, nei pressi di Monaco. Analogamente, Riccardo Muti rivolse lo sguardo alla Scuola Napoletana del Settecento, dedicando a questo repertorio l'intero Festival di Pentecoste per cinque anni consecutivi, a partire dal 2007. Sono operazioni che spalancano le porte di biblioteche in cui giacciono partiture preziose, prodotte in abbondanza in un'epoca in cui la musica era parte integrante della vita quotidiana.

Nel dettaglio, la rassegna milanese si apre il 14 aprile con il complesso norvegese Barokkanerne e prosegue il 19 maggio con Biscantores, ensemble vocale e strumentale fondato da Luca Colombo e impegnato nella riscoperta del patrimonio italiano del XVII secolo. Il 16 settembre sarà la volta del clavicembalista Jean Rondeau, tra i più apprezzati interpreti del repertorio francese tra Sei e Settecento, con un programma dedicato a Louis Couperin, Jean-Philippe Rameau e al meno eseguito Pancrace Royer.

Il 19 ottobre toccherà a L'Estrovagante, formazione fondata dal milanese Riccardo Doni, mentre il 10 novembre sarà protagonista l'ensemble I Contrappuntisti, nato nel 2022 su

iniziativa di Marcello Trinchero. A chiudere, il 1° dicembre, saranno I Barocchisti diretti da Diego Fasolis, da tempo riconosciuti a livello internazionale come punto di riferimento nell'esecuzione su strumenti storici.

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