"My name is Michael Holbrook": Mika torna alle sue radici

Per il nuovo album, Mika ha deciso di tornare indietro alle sue radici, di scavare nel suo passato per conoscere la storia della sua famiglia ed è in un cimitero della Georgia che ha avuto l'ispirazione per uscire dalla crisi creativa durata ben quattro anni

"My name is Michael Holbrook": Mika torna alle sue radici

Mika è uno degli artisti più eclettici del nostro tempo. Un genio, un visionario della musica e della comunicazione che con le sue canzoni è capace di toccare corde diverse con una sola canzone. Il numero di Vanity Fair in edicola da mercoledì 18 settembre lo vede protagonista della copertina e di una lunga intervista interna. Mika ha deciso di riprendere i fili della sua vita e di mettere ordine dopo un periodo di crisi e lo ha fatto a modo suo, in musica.

Nell'intervista, Mika racconta delle difficoltà nate 4 anni fa, quando è entrato in un periodo di crisi creativa durante il quale era arrivato alla conclusione di non avere più nulla da dire con la sua musica. È in quel momento che ha deciso di fare un passo indietro per tornare alle sue origini: “Come sempre in queste situazioni, mi sono detto che dovevo buttarmi verso l’ignoto, e per me l’ignoto è la famiglia di mio padre. Vedere il mio nome su tutte quelle tombe mi ha esaltato, è stato bello conoscere quel pezzo della mia identità ancora inesplorato. Ho sentito il bisogno di difendere le mie radici e ho cominciato a scrivere.

My name is Michael Holbrook: è questo il nome scelto da Mika per il suo nuovo album in uscita, a quattro anni No Place Heaven: “Volevo prendere le distanze da Mika. Per spiegare devo tornare alla mia storia familiare, la stessa da cui sono partito quattro anni fa quando sono andato in crisi. Usare il nome dell’anagrafe mi ha permesso di rivedere i rapporti con la mia famiglia con uno sguardo diverso, più adulto e coraggioso.

Nell'intervista a Vanity Fair, Mika racconta di quando ha “perso” per la prima volta suo padre. “Mio padre, consulente finanziario, era stato preso in ostaggio in Kuwait nell’ambasciata americana. È tornato sette mesi dopo, completamente cambiato”, ha raccontato Mika. All'epoca il cantante aveva sette anni e per lui quello fu un trauma enorme. Non è più riuscito a chiamare “papà” quell'uomo, che per le esperienze vissute non era più lo stesso che aveva imparato a conoscere prima del rapimento.

Sono stati anni difficili per Mika: prima il tracollo economico e il conseguente trasferimento a Londra e poi l'impegno nel canto, imposto da sua madre che aveva riconosciuto il suo talento. “Mia madre viene da me e mi dice: ok, adesso tu vai a lavorare; o sarai un fallimento totale o un grande successo; se fallisci, uno come te non può che finire in prigione” gli disse, caricandolo di una grandissima responsabilità, di cui Mika sente ancora oggi il peso. Si sentiva un progetto di sua madre da portare a buon fine. I primi anni di musica furono difficili, i viaggi erano costosi e con sua madre e le sue sorelle dormivano spesso in auto quando capitava di esibirsi nei teatri d'Europa. Questo non ha fatto altro che acuire la distanza con suo padre. In più, nove anni fa, ha rischiato di perdere sua sorella Paloma per un incidente tremendo. In uno dei brani del nuovo album, Tiny Love Reprise, sono protagoniste anche Paloma e sua madre: “È un messaggio verso il futuro: facciamo pace con il passato, anche con la paura. Questa è la vita e noi abbiamo il nostro tiny love, il nostro amore piccolo piccolo. Ho iniziato con l’idea che il personaggio di Mika, la mia musica erano stati presi da me contro la mia volontà. Poi ho capito che non era vero, che non è stata tutta una costruzione di mia madre, l’ho voluto io.