Bello e fortunato in Europa, opaco e con poche idee in campionato. E stavolta il turn over, più mirato di quello di Verona costato una sconfitta, centra poco. Un Napoli privo di lucidità, stanco per le tante energie nervose spese nella serata di Champions con il Bayern e ancora senza gli acuti dei suoi tenori pareggia in casa del Cagliari, che si conferma una delle migliori realtà di questo strano torneo al rallentatore.
Assenti ingiustificati Cavani e Lavezzi, risparmiati allinizio dai cambi di Mazzarri: El Matador è ancora fermo alla tripletta segnata al Milan e lontano dal San Paolo non segna da 6 mesi; El Pocho - un solo gol nella serie A di questanno - è apparso irritante e nervoso. Tanto che la giusta sostituzione che subisce dopo nemmeno unora gli fa avere uno scatto di rabbia (parastinco lanciato con violenza dalla panchina), cartina tornasole del suo attuale stato danimo. «Non riusciva ad esprimersi al meglio e chi non gioca bene, viene sostituito... - fa notare il tecnico del Napoli -. È una cosa che tutti nel gruppo devono capire, anche se per Lavezzi la squadra viene prima di tutto. Bisogna essere più cinici, le squadre che lottano per il vertice quando creano quattro palle gol almeno un paio vanno dentro. E comunque con un Cagliari così in forma, il pari ci sta». Ma dopo lo scivolone in casa con il Parma, ci si attendeva una reazione dorgoglio dei partenopei.
Nel festival dei legni (uno clamoroso di Santana a due passi dalla porta, il secondo di testa di Nenè, lultimo di Nainggolan - luomo in più dei sardi - con un gran tiro dal limite) che giustificano il risultato a reti bianche di un match intenso e ricco di spunti, il Cagliari non si vergogna a fare la partita di fronte a un avversario così altolocato. Squadra solida quella rossoblu, con una difesa insuperabile - Agazzi è arrivato a 374 minuti di imbattibilità - ma un attacco che manca di un centravanti spietato sotto porta.
Napoli versione italiana: anche a Cagliari tira il freno
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