Saranno i musulmani a integrare noi italiani

Qualcosa nella nostra scala dei valori è stonato, non funziona più. Il processo di Brescia ce lo sbatte davanti agli occhi

Saranno i musulmani a integrare noi italiani
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Caro direttore, Ti scrivo perché seguendo il dibattito sul marito islamico che picchia la moglie e il pm di Brescia che ne chiede l'assoluzione mi sento “cornuto e integrato”. Una brutta, brutta sensazione. Certo tutti si indignano a parole, ma nessuno si fa la domanda giusta: come può la nostra democrazia farci uno scherzo del genere? Cosa ci sta capitando? Non mi basta come risposta dirci che noi credevamo di integrare loro e non ci siamo riusciti. Io ci vedo qualcosa di più. Io vedo in questo mostro giuridico le prove che loro stanno cominciando a integrare noi.

Quell'uomo non riflette sul significato della violenza sulla moglie. Noi invece siamo qui a discuterne, costretti a disquisire sul risvolto sociale della loro legge e della donna nella loro cultura religiosa. Quell'uomo resta convinto della sua ragione, insomma, e i dubbi si insinuano subdoli nella nostra. Ed è così che mentre lui non è cambiato di un millimetro davanti alle nostre leggi, ai nostri tripudi di libertà, alle nostre Costituzioni, anzi se ne frega, quelli che non sono più gli stessi di ieri siamo proprio noi. E questo strampalato processo ce lo sbatte davanti agli occhi.

Ci dice che, qualunque sarà la sentenza, e Dio non voglia che sia l'assoluzione, è già un po' troppo tardi. Già qualcosa non funziona più, è stonato, nella nostra scala di valori. E se non corriamo ai ripari, e subito, prima o poi ci sarà qualcuno che, mentre noi litighiamo su cosa sia di destra e cosa sia di sinistra, riempirà di schiaffoni la moglie in nome della diversità culturale saccheggiata dalle nostre leggi mentre noi guardavamo altrove. E quegli schiaffoni sarà come se li prendessimo noi.

Noi che, come pugili suonati, ci renderemo conto che la democrazia, la nostra mamma, la nostra amica, la nostra creatura, sta cominciando a dare risposte sbagliate a domande giuste. E anziché proteggerci, finisce per produrre dubbi e sfumature anche sulla cosa più semplice del mondo: distinguere la libertà da un crimine. E punire il criminale.

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