Non si fermano, e non potrebbe essere altrimenti, le polemiche per l’intera vicenda che ha portato alla morte del piccolo Domenico il cui cuore nuovo gli avrebbe dovuto donare una lunga vita. Dopo la scoperta choc delle condizioni in cui è stato trasportato l’organo, da Bolzano a Napoli, all’interno di un comunissimo contenitore di plastica, adesso si punta il dito su cosa potrebbe essere avvenuto durante l’espianto dell’organo dal donatore.
Cosa è successo durante l’intervento
La data è quella del 23 dicembre 2025, giorno: nell’ospedale San Maurizio di Bolzano non è presente soltanto la tanto discussa equipe del Monaldi di Napoli ma, durante l’intervento chirurgico per prelevare il cuore del donatore, c’è anche un team austriaco che si è occupato anche dell’espianto di altri organi. Come viene spiegato dal Corriere, sarebbero stati loro a lanciare un campanello d’allarme ai colleghi vedendo che qualcosa non stava andando per il verso giusto.
Tensioni in sala operatoria
A quel punto, uno dei chirurghi austriaci avrebbe chiesto in sala operatoria: “Ma cosa fate?”, con una tensione palpabile visto che, secondo alcune indiscrezioni, il cuore e il fegato avrebbero subito una “congestione massiva”, ovvero una grave alterazione vascolare in cui gli organi del donatore si riempiono eccessivamente di sangue, diventando edematosi, gonfi e fragili. I primi danni al cuore, dunque, sarebbero avvenuti nelle quasi due ore dall’incisione all’espianto.
Che ci fossero state tensioni non è un mistero visto che Michale Mayr, direttore del dipartimento Prevenzione sanitaria e salute della provincia di Bolzano, ne aveva già fatto menzione in una relazione inviata al ministero della Salute una settimana fa oltre alla conferma dei medici austriaci che sono stati ascoltati dai carabinieri dei Nas di Trento.
A che punto sono le indagini
Continuano a rimanere sette gli indagati per la vicenda che ha visto la morte del piccolo Domenico: sono in tutto sette gli indagati e tutti del Monaldi. Nella giornata di ieri è emerso un altro particolare sconcertante, ovvero il trasporto del cuore in un banale contenitore da pic-nic che non aveva minimamente i requisiti dei corretti contenitori termico, hi-tech, del costo di migliaia di euro.
Per non parlare della vicenda del ghiaccio secco, messo per errore accanto al cuore che gli avrebbe compromesso irrimediabilmente le funzioni vitali rendendolo, di fatto, inutilizzabile, ma la cui scoperta è stata fatta soltanto dopo l’intervento su Domenico.