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Famiglia nel bosco: "Una figlia con bronchite non curata". I bimbi saranno sentiti da soli

I legali di Catherine e Nathan Trevallion tentano la via del ricongiungimento sotto vigilanza dei servizi sociali

Famiglia nel bosco: "Una figlia con bronchite non curata". I bimbi saranno sentiti da soli
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Continua la corsa contro il tempo degli avvocati che tutelano gli interessi della famiglia nel bosco per consentire ai genitori di riunirsi coi loro tre figli per Natale: un'impresa non semplice, che passerà attraverso un'audizione e un ultimo tentativo di richiesta di ricongiungimento sotto la vigilanza costante dei servizi sociali.

L'audizione

La Corte d'Appello dell'Aquila, nel rigettare il ricorso dei legali di Catherine e Nathan Trevallion contro il provvedimento di sospensione della responsabilità genitoriale e il trasferimento dei minori in una casa famiglia, ha annunciato che i piccoli dovranno essere nuovamente sentiti in tribunale ma da soli, così da eliminare ogni possibilità di condizionamento.

Il loro ascolto, hanno spiegato i giudici nel documento, "dovrà essere rinnovato con la partecipazione di un interprete e all'esito della maturazione delle condizioni che consentano ai minori di esprimersi liberamente al riparo da potenziali condizionamenti dei genitori o delle altre controparti". Questa audizione, si legge ancora,"non è affatto un atto istruttorio, ma un diritto del minore (che abbia compiuto dodici anni o che, se di età inferiore, abbia raggiunto una sufficiente capacità di discernimento) attraverso il quale è assicurata la libertà di autodeterminarsi e di esprimere la propria opinione".

Nel frattempo sono emersi altri dettagli circa gli elementi che avrebbero spinto i giudici a rigettare l'istanza degli avvocati della famiglia nel bosco: in particolare, nella parte in cui si sottolinea la mancanza di cure, si fa riferimento a una "bronchite acuta con broncospasmo non segnalata e non curata dai genitori", rilevata in una delle bambine.

L'ultimo tentativo

Con l'obiettivo di permettere a Catherine e Nathan di riunire la famiglia per Natale, i legali della coppia stanno cercando di percorrere la strade del ricongiungimento sotto il costante controllo dei servizi sociali: non si tratta, ovviamente, di una soluzione definitiva, ma di un modo per far sì che la situazione possa essere meno traumatica in attesa della decisione dei giudici.

"La prassi nei casi di questo tipo è che il tribunale scelga una via transitoria", precisa l'avvocato Danila Solinas a Il Corriere. "Potrebbe dire, 'ti consento il ricongiungimento ma lascio la responsabilità dell’osservazione ai servizi sociali'. Resta la figura del curatore, non quella della tutrice", aggiunge, "certo, resterebbe sospesa la responsabilità genitoriale ma sarebbe comunque un bel passo avanti".

A rendere più percorribile questa via anche la volontà da parte di entrambi i genitori di collaborare con le richieste del tribiunale, che ha riconosciuto in

effetti i loro "apprezzabili sforzi", in grado di far giungere a "un definitivo superamento del muro di diffidenza da loro precedentemente alzato avverso gli interventi e le offerte di sostegno".

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