"Sono in uno stato costante di agitazione e ansia. A volte litigano fra di loro, cosa che prima non facevano". Nathan Trevallion ha scelto di rompere il silenzio. E, in un'intervista rilasciata a La Stampa, il papà della della famiglia del bosco di Palmoli, racconta come stanno i suoi bambini, ora in una struttura protetta di Vasto insieme alla mamma. "Sono spesso arrabbiati l'uno con l'altro e, quando per me arriva il momento di andare via, cercano di fare altro, come se volessero sfuggire a ciò che provano", racconta papà Nathan al quotidiano.
"In quei momenti - aggiunge - avverto la grande tristezza che c'è in loro. È come se volessero dirmi di non capire perché il loro papà deve tornare a casa da solo e lasciarli lì". "Sono tutti estremamente felici - prosegue Trevallion - nel vedere che il loro papà è venuto a trovarli. Ci abbracciamo, ci baciamo con grande affetto. Ripeto loro continuamente che papà li adora", aggiunge. E quando gli viene chiesto quali sono le domande poste dai bambini, risponde: "Quando potranno tornare a casa. È tutto ciò che vogliono. Tornare a casa e vivere con i nostri animali, nella natura, rispettando le regole".
"Stiamo facendo tutto il possibile - prosegue - per aiutarli a riconquistare il nostro amore, il nostro affetto, la nostra considerazione di genitori", continua Trevallion. E non nasconde che c'è qualcosa che potrebbe essere stato raccontato in maniera sbagliata. "La nostra è una condizione di vita molto comune negli ambienti rurali, nella vita di tante famiglie e in ogni parte del mondo. Non siamo i soli, fortunatamente, ad avere sposato una certa filosofia di vita che rifiuta il consumo delle risorse della terra senza porsi mai delle domande su dove sta andando il mondo e cosa è più giusto fare per i propri figli". Ma continua a confidare nella giustizia: "Il sistema giudiziario farà il suo lavoro e la verità verrà a galla.
Noi genitori non abbiamo fatto nulla di male e speriamo di poter tornare a vivere felicemente con i nostri bambini, in piena armonia con la natura e la nostra libertà. Non chiediamo altro. E siamo pronti a rispettare le regole di base stabilite per la protezione dei bambini" conclude.