Leggi il settimanale

Le indagini su Alex Marangon, la svolta: tutti i partecipanti avevano assunto ayahuasca

Una sostanza pericolosa e vietata in Italia nel sangue di chi ha preso parte al “rito di purificazione”: quali sono i risultati degli esami tossicologici

Le indagini su Alex Marangon, la svolta: tutti i partecipanti avevano assunto ayahuasca
00:00 00:00

Ci sono precise responsabilità che hanno portato alla morte di Alex Marangon, il 25enne morto tra il 29 e 30 giugno 2024 dopo un rito sciamanico nell’abbazia Santa Bona a Vidor, il cui corpo è poi stato ritrovato sul greto del Piave a Vidor (Treviso) ma morto dopo una potenziale crisi psicotica con un ventaglio di ipotesi ancora aperte per quanto riguarda cosa è successo subito dopo.

La perizia tossicologica

Dagli esami tossicologici risulta una realtà ben diversa da quanto raccontato dai partecipanti al “rito di purificazione” che avevano detto di aver assunto solamente qualche purga. Infatti, tutti i partecipanti avrebbero assunto una sostanza molto pericolosa chiamata ayahuasca e altri anche cocaina. Quella notte, nell’abbazia Santa Bona a Vidor erano in totale 17 le persone coinvolte in questi riti.

Cos’è l’ayahuasca

L'ayahuasca è un potente tè psicoattivo proveniente dall'Amazzonia, tradizionalmente preparato combinando liane di Banisteriopsis caapi e foglie di Psychotria viridis per indurre intense esperienze visionarie. Utilizzata per secoli nei rituali indigeni per la guarigione spirituale e l'introspezione, contiene l'allucinogeno Dmt. L'ayahuasca è illegale in molti paesi, tra cui l'Italia, dove è classificata come sostanza proibita, nonostante alcuni gruppi ne pratichino l'uso.

Chi sono gli indagati

I partecipanti al rito, oltre al Dmt, sono risultati positivi alle beta-carboline che sono necessarie per effetti visionari ancora più potenti. Assieme all’organizzatore Andrea Zuin, e compagna Tatiana Marchetto, a essere indagati sono anche i due “curanderos” di origine colombiana, Jhonni Benavides e Sebastian Castillo oltre alla moglie del proprietario dell'abbazia, Alexa Da Secco.

Le ipotesi sulla morte

Alle domande degli inquirenti dopo la morte di Marangon, i due sciamani avevano negato che si fossero consumate, nel corso del rito, sostanze psicotrope ma dagli esami è emersa tutt’altra realtà.

Rimane da capire la dinamica dell’incidente che ha portato alla morte del 25enne: se da un lato si pensa a un gesto volontario frutto dell’effetto delle droghe, ovvero l’essersi lanciato dalla terrazza dell’abbazia, dall’altro lato la famiglia Marangon non crede molto a questa ipotesi ma propende sull’aggressione, con la caduta frutto di una montatura.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica