Comandante Generale Luongo, cosa rappresenta Alfa Romeo per l'Arma dei Carabinieri?
«Alfa Romeo rappresenta, per l’Arma dei Carabinieri, un partner storico. Si tratta di un legame, consolidatosi nel tempo, che affonda le proprie radici in oltre settant’anni di collaborazione al servizio del Paese. Questo rapporto si è progressivamente trasformato in un percorso comune fondato su fiducia reciproca, valori condivisi e una visione convergente della sicurezza e del servizio pubblico. Le vetture Alfa Romeo hanno accompagnato l’evoluzione dell’Arma, contribuendo non solo a migliorarne la capacità operativa, ma anche a definirne l’identità visiva e simbolica. Ancora oggi, esse rappresentano un segno tangibile della presenza dello Stato sul territorio, rafforzando il rapporto di fiducia tra Istituzione e cittadini».

Quali caratteristiche deve avere un’auto destinata ai servizi dell’Arma?
«Un’autovettura destinata ai servizi dell’Arma dei Carabinieri deve rispondere a requisiti estremamente rigorosi, che tengono conto delle diverse esigenze operative e dei molteplici contesti in cui viene impiegata. In primo luogo, deve garantire elevati standard di affidabilità e sicurezza, indispensabili per tutelare gli operatori e assicurare continuità operativa. A ciò si affiancano prestazioni adeguate, in grado di consentire interventi tempestivi ed efficaci. Fondamentale è anche l’integrazione di tecnologie di bordo avanzate, che supportino le attività di comunicazione, controllo e gestione delle emergenze. Infine, la versatilità e la robustezza del mezzo risultano essenziali per adattarsi a scenari operativi diversi, dal contesto urbano a quello extraurbano».
Come sono cambiate le dotazioni e gli equipaggiamenti nel tempo?
«Nel corso degli anni, le dotazioni e gli equipaggiamenti delle vetture in uso all’Arma dei Carabinieri hanno conosciuto una significativa evoluzione, strettamente legata al progresso tecnologico e alle mutate esigenze operative. Dai primi sistemi di comunicazione, più semplici e limitati, si è passati a soluzioni avanzate, integrate e interconnesse, capaci di garantire un flusso informativo costante e immediato. Parallelamente, si sono sviluppati dispositivi sempre più sofisticati per la sicurezza degli equipaggi, inclusi sistemi di protezione e blindatura. Anche gli strumenti di supporto all’intervento sono diventati più efficienti e funzionali. Questa evoluzione ha consentito all’Arma di operare con maggiore efficacia, rapidità e consapevolezza, affrontando contesti sempre più complessi e articolati. Accanto a tutti questi cambiamenti, la presenza delle Alfa Romeo nella nostra flotta è rimasta costante, garanzia di prestazioni, sicurezza e affidabilità».

Ci può dire qualcosa sulle configurazioni speciali rispetto ai modelli civili?
«Le vetture destinate all’Arma dei Carabinieri si distinguono in modo significativo dai modelli civili per una serie di allestimenti specifici progettati per rispondere alle esigenze operative. Tali configurazioni comprendono sistemi di comunicazione dedicati, dispositivi luminosi e acustici, nonché strumenti tecnologici per il supporto alle attività di controllo e intervento. A questi si aggiungono soluzioni per la sicurezza, tra cui rinforzi strutturali e anche sistemi di protezione balistica. Gli interni sono adattati per consentire il trasporto di equipaggiamenti e materiali necessari al servizio. Ogni elemento è pensato per rendere il mezzo non solo un veicolo, ma un vero e proprio strumento operativo, pienamente integrato nella missione istituzionale».
In quali contesti operativi le Alfa fanno la differenza?
«Le Alfa Romeo in dotazione all’Arma esprimono al meglio le proprie caratteristiche in tutti quei contesti operativi che richiedono rapidità, affidabilità e continuità d’azione. In particolare, risultano determinanti nei servizi di pronto intervento e nelle attività dei Nuclei Radiomobile, dove la tempestività può fare la differenza nell’esito di un’operazione. Anche nel controllo del territorio, soprattutto in ambito urbano, la combinazione di prestazioni e maneggevolezza consente di garantire una presenza efficace e capillare. Queste vetture supportano inoltre interventi complessi, contribuendo a mantenere elevati standard operativi. In ogni scenario, rappresentano uno strumento essenziale per assicurare risposte rapide e adeguate alle esigenze della collettività».
Cosa rappresentava, da ragazzo, veder passare una Gazzella dei Carabinieri?
«Vedere passare una “gazzella” dei Carabinieri rappresentava, per molti, un’esperienza significativa e carica di valore simbolico. Era l’immagine concreta della presenza dello Stato sul territorio, un segno immediato di sicurezza e protezione. D’altronde, da bambino possedere un modellino della Giulia o dell’Alfetta era più di un gioco: racchiudeva sogni, valori e orgoglio; accendeva la fantasia, evocando coraggio ed il senso di uno Stato vicino e presente. Il passaggio di una pattuglia, quindi, contribuiva a generare un senso di fiducia e rassicurazione, alimentando al contempo l’immaginazione e, talvolta, anche una vocazione. Non a caso, ancora oggi, i giovani mostrano grande entusiasmo nel poter salire a bordo di una “gazzella”, percependola come un elemento identitario forte e profondamente radicato nell’immaginario collettivo».

I giovani militari percepiscono ancora il fascino delle Alfa in divisa?
«Il fascino delle Alfa Romeo in livrea istituzionale continua a essere fortemente percepito anche dalle nuove generazioni di Carabinieri. Questo legame si inserisce in un più ampio senso di appartenenza all’Istituzione e ai suoi valori. Le vetture rappresentano un elemento identitario che richiama la storia, la tradizione e il prestigio dell’Arma. Per i giovani militari, guidare o operare a bordo di una Alfa Romeo significa inserirsi in una continuità ideale con chi li ha preceduti».
Se dovesse scegliere un solo modello Alfa Romeo per raccontare la storia dell’Arma, quale sarebbe?
«Se si dovesse individuare un modello capace di rappresentare in modo emblematico la storia dell’Arma dei Carabinieri, la scelta ricadrebbe sull’Alfa Romeo Giulia. Introdotta negli anni Sessanta, essa ha segnato una svolta significativa nelle modalità operative, migliorando la velocità di intervento e l’efficacia del pattugliamento. È proprio con la Giulia che nasce l’appellativo “gazzelle”, a sottolineare agilità e prontezza. Questo modello ha contribuito in maniera decisiva a definire l’immagine moderna dell’Arma sul territorio. Ancora oggi, la Giulia rappresenta un simbolo di continuità tra tradizione e innovazione, incarnando i valori di efficienza, affidabilità e servizio che caratterizzano l’Istituzione».
Suono, linea, presenza scenica: cosa ha contribuito al mito dell’Arma?
«Il mito delle Alfa Romeo in servizio all’Arma dei Carabinieri si è costruito nel tempo attraverso una combinazione di elementi distintivi. La linea elegante e riconoscibile, le prestazioni elevate e la qualità costruttiva hanno contribuito a creare un’immagine forte e immediatamente identificabile. Anche il suono del motore e la presenza scenica delle vetture hanno avuto un ruolo nel consolidare questo immaginario collettivo. Tuttavia, al di là degli aspetti tecnici ed estetici, ciò che ha reso queste vetture iconiche è il loro legame con il servizio svolto dai Carabinieri, simbolo di sicurezza, affidabilità e presenza dello Stato».
Quanto cambia il lavoro quotidiano grazie all’evoluzione tecnologica delle vetture?
«L’evoluzione tecnologica delle vetture ha inciso profondamente sul lavoro quotidiano dei Carabinieri, migliorandone in modo significativo l’efficacia operativa. Le moderne autoradio sono dotate di sistemi avanzati di comunicazione, geolocalizzazione e supporto decisionale, che consentono una gestione più efficiente degli interventi. Queste tecnologie permettono di ridurre i tempi di risposta e di operare con maggiore precisione e sicurezza. Anche la protezione degli equipaggi è stata notevolmente incrementata grazie a soluzioni innovative. Le vetture sono ormai veri e propri centri mobili operativi, capaci di integrare diverse funzioni in un unico strumento. Questo consente all’Arma di affrontare con maggiore prontezza e competenza le sfide del contesto contemporaneo».
Come immagina le future auto dei Carabinieri tra elettrificazione e nuove tecnologie?
«Sempre più sostenibili e connesse. L’elettrificazione porterà vantaggi ambientali, mentre l’integrazione di sistemi intelligenti renderà i mezzi ancora più funzionali al servizio. Tuttavia, al centro resterà sempre la missione dell’Arma: garantire sicurezza e vicinanza ai cittadini. Anche i mezzi più innovativi saranno strumenti al servizio di una presenza umana costante e riconoscibile sul territorio».
C’è un episodio operativo o umano legato a un’Alfa Romeo che ricorda particolarmente?
«Sì, certamente. Si tratta di un ricordo di quando ho fatto servizio al Radiomobile di Roma, dove ho comandato in pratica tutte le sezioni, ho iniziato dall'infortunistica, motociclisti, poi le sezioni autoradio. Non posso mai dimenticare la cura certosina, quasi maniacale, di un mio brigadiere, che era addetto alla manutenzione della auto. Lui tutte le mattine controllava meticolosamente le vetture, lasciandole poi tutte con il cofano aperto. E allora io, che all’epoca ero giovane, gli chiesi: 'Ma scusa, ma perché una volta che le hai messe a posto e controllate, lasci questo cofano aperto?' Lui mi rispose: 'Per due motivi: il primo perché così le va anche lei a controllare” - e questo fu un primo insegnamento - 'E il secondo motivo, perché così impongo agli autisti di fare un ulteriore controllo”. Ecco, questo rappresenta il modo con cui i Carabinieri si rivolgono alle loro auto, un legame che è veramente identitario, e testimonia come si immedesimino in questo modo verso l'Alfa.
Vedere tutte quelle autoradio col cofano aperto faceva una certa impressione, ma poi mi ha spiegato il perché, e gli ho dato ragione. Ed è sempre per me rimasta una visione quasi cavalleresca, i cavalieri che accudiscono e spronano il loro destriero prima della missione».