Si allarga e assume contorni sempre più gravi l’inchiesta che coinvolge Luca Spada, 27enne di Forlì conosciuto come “Spadino”, arrestato e accusato di aver iniettato sostanze letale ai pazienti in ambulanza prima che giungessero in ospedale. Al centro degli accertamenti della Procura c’è il sospetto che il giovane soccorritore abbia avuto un ruolo diretto in una serie di morti avvenute durante i trasporti sanitari. Il primo episodio contestato riguarda una donna di 85 anni deceduta il 25 novembre scorso, proprio dall’autopsia su quel caso si è aperto uno scenario investigativo più ampio, che ipotizza il coinvolgimento di Spada anche in altri decessi sospetti, verificatisi in ambulanza prima dell’arrivo in ospedale o immediatamente dopo. Secondo gli inquirenti, Spada, volontario fin dall’adolescenza e attivo anche durante l’emergenza alluvione, avrebbe sfruttato il proprio ruolo nei soccorsi in un contesto molto più complesso, sul quale si stanno concentrando le indagini. Parallelamente, sono emerse numerose intercettazioni telefoniche che documentano conversazioni avvenute mentre il 27enne era ignaro di essere ascoltato, offrendo ulteriori elementi agli investigatori.
Le telefonate con la compagna Elena
Tra le persone che compaiono più frequentemente nelle conversazioni, come riportato da la Repubblica, c’è la compagna Elena, madre di suo figlio, che non risulta indagata. La donna, che lavora in uno dei chioschi di piadina della famiglia, dalle conversazioni sembra però avere piena consapevolezza dell’attività del compagno. Nel corso di una telefonata del 31 ottobre, nelle prime ore del mattino, è lei a rivolgergli una domanda diretta: “Stai facendo secco un altro vecchio?”. Spada risponde spiegando di trovarsi con un collega e di dover trasportare un’anziana a Ravenna.
“Hai fatto due morti? Bravo”
Il giorno successivo, i due si sentono nuovamente. Elena gli chiede com’è andata la giornata di lavoro e Spada racconta che un collega “oggi ha fatto due morti”. La risposta della donna è netta: “Hai fatto due morti? Bravo”. Spada precisa subito di non essere stato lui, ma il collega. Tuttavia la compagna insiste chiedendo se abbia lasciato il “biglietto da visita”, in riferimento, secondo gli investigatori, ai contatti con le agenzie funebri.
I riferimenti ai servizi funebri
Le intercettazioni mostrano altri passaggi significativi. Il 2 novembre Spada scrive alla compagna di essere impegnato con il trasporto di un cadavere da Meldola a Forlì. In un’altra conversazione, Elena gli chiede: “Hai montato una lapide?”, ricevendo risposta affermativa. Secondo il giudice, nei dialoghi emerge chiaramente il riferimento ai rapporti lavorativi con titolari di imprese funebri.
I contatti con le agenzie
Tra le realtà citate compare un’agenzia di Meldola, che ufficialmente ha sempre negato qualsiasi legame con Spada, parlando di semplice amicizia. Eppure, nelle conversazioni, è lo stesso Spada a chiedere alla compagna di verificare gli orari delle visite in ospedale perché, a suo dire, i titolari lo avrebbero contattato per nuovi servizi. Dopo una perquisizione, l’uomo arriva anche a telefonare alla titolare parlando di un “bolirone” (gran caos) che si sta sollevando nei suoi confronti, segno di una situazione che stava diventando sempre più delicata.
Un quadro inquietante
Dalle intercettazioni emerge un linguaggio freddo e disinvolto rispetto alla morte, con
riferimenti continui a contatti e possibili segnalazioni. Un quadro che, per gli inquirenti, contribuisce a delineare il contesto in cui si muoveva Spada e i suoi rapporti con il mondo delle onoranze funebri.