Leggi il settimanale

Monoclonali rifiutate in pandemia, così Locatelli inguaia Speranza

L'ex presidente del Consiglio superiore della Sanità ammette: "Per precauzione avremmo dovuto curare i fragili con le monoclonali". Le avevamo gratis ma le abbiamo rimandate indietro per ricomprarle a peso d'oro

Monoclonali rifiutate in pandemia, così Locatelli inguaia Speranza

«Per il principio di precauzione avremmo dovuto proteggere il più possibile categorie a rischio, infondendo loro anticorpi monoclonali, ovviamente a condizione che gli stessi fossero attivi sulle varianti al tempo circolanti, per prevenire lo sviluppo di una patologia conclamata». La desecretazione dell’audizione in commissione Covid e le clamorose ammissioni dell’ex presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli confermano i retroscena del «Giornale» sulle 10mila dosi gratuite (rifiutate da Aifa ) da parte del colosso farmaceutico Ely Lilly nell’ottobre 2020.

Nelle scorse settimane abbiamo ricostruito la vicenda grazie alla corrispondenza depositata in commissione Covid dall’ex numero due Oms Ranieri Guerra. Si tratta di una donazione che - come è stato in grado di ricostruire «il Giornale» - sarebbe sfumata per l’opposizione dell’ex direttore di Aifa Nicola Magrini, il «no» dell’ex direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito e i non precisati silenzi dell’ex ministro della Salute Roberto Speranza, senza parlare dell’interessamento sospetto (https://www.ilgiornale.it/news/interni/strani-affari-societ-biotech-vicina-pd-e-bluff-delle-2585135.html) di Pd, grillini e renziani.

«Appena arrivato all’Aifa mi sono battuto per introdurre i farmaci monoclonali in Italia, ho trovato assurdo restituire le 10mila dosi offerte da Ely Lilly e l’ho detto alla Corte dei Conti» (), aveva raccontato l’ex numero uno dell’Agenzia del farmaco Giorgio Palù al «Giornale» sempre negli scorsi giorni, dichiarandosi disponibile a riferire in commissione Covid. Già all’epoca Palù aveva fatto sapere di non aver gradito il no di Aifa alla sperimentazione: «I monoclonali, se somministrati in fase precoce, riducono i ricoveri del 70% e la mortalità in soggetti gracili», aveva detto lo scienziato, respingendo i dubbi di chi chiedeva - come Magrini e Ippolito - la validazione di Ema. «Questa ortodossia non era necessaria in questo momento, perché abbiamo sia lo strumento giuridico, cioè la possibilità di decretazione d’urgenza da parte del ministero, sia i dati pubblicati».

Ma dopo l’audizione dell’ex presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli la questione si fa molto seria. Al Giornale il senatore Fdi Antonella Zedda ha confermato che la vicenda della mancata donazione di monoclonali sarà oggetto d’indagine della commissione Covid. E sono proprio le sue domande a Locatelli che aprono uno spiraglio pesantissimo sulle responsabilità di chi ha opposto un ingiustificato niet sulla donazione di 10mila monoclonali quando il vaccino era ancora un miraggio.
Zedda aveva chiesto a Locatelli di spiegare alla commissione «da un punto di vista medico in cosa consiste, a livello metodologico e procedurale, applicare il cosiddetto principio di precauzione». La spiegazione di Locatelli non si era fatta attendere: «Applicare il principio di precauzione significa cercare di prevedere le possibili evoluzioni di un determinato stato (con stato intendo quello epidemiologico, infettivo e l’evoluzione o cambiamento di uno stato di salute) e adottare misure che possano andare a impattare, in termini di prevenzione, eventuali diffusioni maggiori o minori ed anche trattamenti medici, qualora il principio di precauzione si riferisca agli stessi». Zedda aveva proseguito: «Cosa significa applicare il principio di precauzione in caso di virus epidemici, come il Covid-19, a eziologia sconosciuta, ovviamente con riferimento all’ambito della diagnosi e all’identificazione precoce del virus sui pazienti?».

Ed è qui che la risposta dell’ex presidente del Consiglio Superiore di Sanità si fa interessante ed apre spiragli di responsabilità pesantissimi sulla vicenda della mancata donazione di 10mila monoclonali: «Un principio di precauzione può essere quello di proteggere il più possibile categorie a rischio, quindi, di fatto, adottare tutta una serie di misure che vengano a ridurre la probabilità che queste popolazioni a rischio vadano incontro a un fenomeno di contagio. Questo è un esempio, ma il tipo di domanda che lei mi pone va un po’ più contestualizzato rispetto alle varie situazioni. Provo ad essere ancora più chiaro: per esempio, in un soggetto immunodepresso che si infetta, un principio di precauzione poteva voler dire infondere anticorpi monoclonali, ovviamente a condizione che gli stessi fossero attivi sulle varianti al tempo circolanti, per prevenire lo sviluppo di una patologia conclamata».
Insomma, Locatelli ammette che restituendo le 10mila dosi di monoclonali che Eli Lily voleva donare all’Italia abbiamo contravvenuto a questo principio di precauzione. Quanti pazienti potevano essere curati? Basti pensare che a questa soglia in Italia ci si è arrivati solo il 27 settembre 2021, ovvero a un anno dallo stop alla donazione gratuita. Dati alla mano, è da ottobre 2020 a gennaio 2021, nel pieno della seconda ondata, che in Italia sono morte 50mila persone, 15mila in più della tragica prima ondata tra marzo e maggio 2020, mentre con le monoclonali forse avremmo persino potuto evitare il secondo lockdown.

Grazie alle dichiarazioni dell’ex presidente del Consiglio superiore di Sanità abbiamo oggi la certezza che rispetto al rifiuto di 10mila dosi gratuite di monoclonali non siamo davanti a un eccesso di prudenza, ma alla sua negazione più grave. Il principio di precauzione non è stato applicato: è stato capovolto. Invece di essere usato per difendere i più fragili in una fase di emergenza assoluta, è diventato il paravento ideologico dietro cui politica, burocrazia sanitaria e apparati tecnici hanno giustificato l’inerzia. Rifiutare 10mila dosi gratuite di monoclonali che poi avremmo ricomprato a peso d’oro, mentre il vaccino non esisteva e gli immunodepressi morivano, non è stato un atto di cautela: è stata una scelta consapevole la cui gravità è ormai accertata, stando alle ammissioni di chi allora sedeva ai vertici del più importante organismo sanitario italiano. E non è il solo caso, vedi le mascherine regalate alla Cina appena prima della pandemia italiana come «pegno» mentre i medici della Bergamasca morivano.


Questa non è la prima scomoda verità che imbarazza Giuseppe Conte e Speranza, non sarà certo l’ultima. Qualcuno ha sacrificato delle vite sull’altare dell’ortodossia burocratica? O peggio ancora della convenienza politica? Davanti a questo scempio, la commissione Covid ha il dovere di fare chiarezza.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica