Ordigno bellico allo scalo merci di Brescia: bloccata per qualche ora la circolazione ferroviaria

L'ordigno è una bomba d’aereo da 500 libbre di nazionalità inglese con all’interno oltre cento chili di esplosivo. Dopo l'intervento degli artificieri la circolazione ferroviaria è ripresa

Un ordigno bellico è stato rinvenuto nella zona dello scalo merci di Brescia
00:00 00:00

Una bomba d’aereo inesplosa della seconda guerra mondiale è stata rinvenuta allo scalo merci di Brescia e per ragioni di sicurezza la circolazione ferroviaria è stata sospesa. Sul posto gli artificieri da Cremona. La scoperta durante i lavori in un cantiere dove già martedì erano state rinvenute quattro granate d’artiglieria, tre delle quali inerti, una da distruggere nei prossimi giorni.

Guastatori al lavoro

Al lavoro gli artificieri dell’Esercito del decimo Reggimento Genio Guastatori che avranno il compito di stabilirne la pericolosità dell’ordigno e disporre le eventuali misure di sicurezza. La scorsa settimana le quattro granate d’artiglieria erano state rinvenute alla luce nel corso delle operazioni di bonifica sistematica del sito. Le bombe, a seguito dell’esame compiuto dai militari del 10° Reggimento Genio Guastatori di Cremona, sono risultate essere quattro granate d’artiglieria italiane da 90mm risalenti al secondo conflitto mondiale. Durante la fase di riconoscimento degli ordigni non si è reso necessario bloccare la circolazione ferroviaria, così come invece avvenuto nelle scorse ore.

Ripresa la circolazione

L’intervento degli artificieri dell’Esercito è terminato e la circolazione ferroviaria è ripresa. L'ordigno è una bomba d’aereo da 500 libbre e di nazionalità inglese con all’interno oltre cento chili di esplosivo.

Il precedente

Già nel 2017 nella stessa zona vennero ritrovati due ordigni da circa 500 libbre a distanza di pochi mesi: il primo alla ex Oto Melara e il secondo durante gli scavi allo scalo ferroviario merci della Piccola Velocità. A tornare alla luce erano state le general-purpose, cioè bombe a frammentazione concepite per massimizzare la loro azione nella frantumazione della loro superficie al momento dello scoppio. In entrambi i casi si trattava di ordigni di poco meno di tre quintali, lunghi oltre due metri.

Una bomba simile, inesplosa, fu ritrovata nel 2005 nei cantieri di via Cefalonia della sede di Ubi Banca e in quel caso fu necessario evacuare circa 5.000 residenti. Adesso l’opera del genio dovrà escludere la necessità di una messa in sicurezza della zona, particolarmente abitata, e indirizzare le operazioni verso un brillamento controllato.

Prima di tutto, però, occorrerà capire con che tipo di bomba ci si deve confrontare e in base alle analisi decidere la strategia migliore. Il tutto mentre i disagi sulla linea vicino allo scalo merci rimangono alti.

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica