La vicenda dei medici anti-Cpri su cui sta indagando la Procura di Ravenna, in cui una serie di professionisti emettevano falsi certificati per non far detenere i migranti nei centri di rimpatrio sta assumendo dei contorni sempre più inquietanti: in zona Darsena a Ravenna nella notte è stato ucciso il 29enne di origine senegalese, Moussa Cisse, che si trovava nella città romagnola in quanto era uno degli extracomunitari che avrebbe beneficiato dei 34 certificati di non idoneità.
Un sistema che si reggeva sulla mera ideologia contro le politiche migratorie del governo. Secondo l'ordinanza del Gip Federica Lipovscek, aveva disposto l'interdizione per 10 mesi dalla professione per tre dottoresse indagate per falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio e la sospensione di cinque colleghi sempre del reparto delle Malattie Infettive di Ravenna dalla possibilità di occuparsi di certificati per i Cpr, le analisi del sangue e del torace di Cisse, non avevano evidenziato patologie.
Nonostante ciò, il medico che si era occupato di lui, aveva emesso una valutazione di inidoneità facendo genericamente riferimento alla incompletezza dell'esito degli esami, alla non disponibilità di una anamnesi e al ridotto tempo a suo parere a disposizione per arrivare a un approfondimento clinico.
Il 36enne del Mali, invece, ricoverato sempre con ferite di arma da taglio e sospettato sulla base delle verifiche effettuate dai carabinieri del nucleo Investigativo, coordinate dal Pm di turno Ylenia Barbieri, di essere l'autore dell'accoltellamento del 29enne, risulterebbe invece regolare.