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"Rogoredo non può intaccare la storia della polizia". Piantedosi spegne le polemiche

Il ministro dell'Interno incontra i vertici della questura a Milano dopo l'arresto di Cinturrino: "Apprezzare l'accertamento della verità, senza indulgere in inoppportune strumentalizzazioni"

"Rogoredo non può intaccare la storia della polizia". Piantedosi spegne le polemiche
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"L'episodio accaduto a Rogoredo, per quanto gravissimo, non può intaccare una lunga storia di dedizione, disciplina e servizio che caratterizza le nostre forze di polizia". A dirlo è Matteo Piantedosi, a Milano per incontrare i dirigenti della questura.

Il ministro dell'Interno spegne così le polemiche dopo l'arresto di Carmelo Cinturrino, l'agente accusato di omicidio volontario nei confronti di un pusher a Milano. Piantedosi ha anche sottolineato che "per professionalità, equilibrio, senso dello Stato e competenza, le donne e gli uomini in divisa rappresentano un patrimonio prezioso della Repubblica, che non può essere oscurato da comportamenti individuali, per quanto gravi e inaccettabili". "Auspico - ha aggiunto - che nel dibattito pubblico ci si soffermi sulla condanna di chi si è macchiato di quelle condotte e sull'apprezzamento nei confronti dei magistrati e dei poliziotti che in tempi brevi hanno accertato la verità, senza indulgere in inopportune strumentalizzazioni".

Poi il ministro ha assicurato un impegno "rigoroso" per accertare la verità sulla morte di Abderrahim Mansouri, il 28enne pusher ucciso da Cinturrino.

"Le indagini preliminari sull'omicidio di Rogoredo hanno svelato un quadro doloroso, in particolare per chi serve lo Stato", ha detto, "Le prime ricostruzioni, che nell'immediatezza dei fatti sembravano restituire uno scenario completamente diverso, sono state successivamente superate dal lavoro puntuale messo in campo dalla stessa Polizia di Stato con il coordinamento della Procura. C'è stato un impegno rigoroso per capire il prima possibile cosa fosse accaduto".

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