Prosegue senza sosta il dibattito sulla Biennale di Venezia e arrivano importanti aggiornamenti sul dossier. La Federazione Russa parteciperà alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte non grazie a un invito formale, ma grazie a una procedura ordinaria prevista dal regolamento per i Paesi proprietari di un padiglione ai Giardini, titolo che detiene dal 1914. In totale, i padiglioni nazionali dei Giardini sono 29 e - a partire da quest’anno - si aggiungerà anche quello del Qatar.
Secondo quanto spiegato dall’Istituzione veneziana presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, la decisione di partecipare alle mostre della Biennale spetta ai Paesi riconosciuti dalla Repubblica Italiana. Per gli Stati con un padiglione ai Giardini, come la Russia, è sufficiente una comunicazione della volontà di partecipare. La Biennale prende atto della richiesta senza interventi per impedirne la presenza. Come riportato dall’Adnkronos, Mosca aveva ritirato il proprio progetto nel 2022, dopo l’inizio del conflitto in Ucraina, mentre nel 2024 il padiglione era stato temporaneamente concesso alla Bolivia.
La partecipazione russa alla Biennale è stata comunicata tramite il commissario del padiglione Anastasiia Karneeva che riaprirà lo spazio ai Giardini dopo quattro anni di assenza. Il padiglione, progettato dall’architetto Alexey Shchusev, rappresenta da oltre un secolo la presenza culturale russa nella rassegna veneziana. Prima delle recenti polemiche, la Biennale aveva chiarito che “qualsiasi Paese riconosciuto dalla Repubblica Italiana può partecipare se possiede un padiglione ai Giardini”. In una nota ufficiale l’istituzione ha ribadito il rifiuto di qualsiasi forma di esclusione o censura dell’arte, evidenziando che Venezia rimane “un luogo di dialogo, apertura e libertà artistica, favorendo connessioni tra popoli e culture, con la speranza duratura della cessazione dei conflitti e della sofferenza”. Il presidente Buttafuoco, durante la presentazione del Padiglione Italia al ministero della Cultura il 10 marzo, ha sottolineato "l'autonomia di una Istituzione che da 130 anni costruisce il sentiero dove chiusura e censura sono ancora una volta fuori dall'ingresso della fondazione Biennale di Venezia".
Intitolato “The Tree is Rooted in the Sky” (“L’albero è radicato nel cielo”), il progetto del padiglione russo coinvolgerà oltre cinquanta giovani musicisti, poeti e filosofi provenienti da Russia e altri Paesi, tra cui Argentina, Brasile, Mali e Messico. Prima dell’apertura ufficiale della Biennale è in programma un “festival musicale” con performance artistiche finalizzate a valorizzare il potenziale creativo delle periferie culturali. Tra i partecipanti figura l’artista sonoro maliano Diaki Kone, noto come DJ Diaki, che combinerà ritmi africani, elementi del folklore russo e musica elettronica. L’iniziativa mira a creare uno spazio di dialogo interculturale, mettendo in relazione radici locali e visioni globali.
“La cultura russa non è isolata e i tentativi di ‘cancellarla’ non hanno avuto successo”, le parole di Mikhail Shvydkoy, delegato russo per gli scambi culturali internazionali ed ex ministro della Cultura, come riportato da ArtNews, aggiungendo che “nessuno può privare la Russia del diritto all’espressione artistica”. Shvydkoy ha inoltre precisato che non si tratta di un “ritorno”: il padiglione ha sempre rappresentato la “presenza della Russia nello spazio culturale veneziano”. A suo avviso, la mostra conferma che la cultura russa non è isolata e che i tentativi di “cancellarla”, attribuiti alle élite politiche occidentali negli ultimi quattro anni, “non hanno avuto successo”.
Tra gli artisti che esporranno nel padiglione russo figurano Lizaveta Anshina, Ekaterina Antonenko, Vera Bazilevskikh, Antonio Buonuario, Serafim Chaikin, DJ Diaki, Marco Dinelli, Timofey Dudarenko, Faina, Zhanna Gefling, Oleg Gudachev, Atosigado y Herrica, Sofya Ivanishkina, Jaijiu, JLZ, Tatiana Khalbaeva, Alexey Khovalyg, Daria Khrisanova, Nikita Korolev, Oksana Kuznetsova, Roman Malyavkin, Petr Musoev, Artem Nikolaev, Veronika Okuneva, Valerie Oleynik, Georgy Orlov-Davydovsky, Yaroslav Paradovsky, Bogdan Petrenko, Alexey Retinsky, Ekaterina Rostovtseva, Antonina Sergeeva, Mikhail Spasskii, Lukas Sukharev, Alexey Sysoev, Olga Talysheva, Ilya Tatakov, Alexey Tegin e Maria Vinogradova.
L’annuncio della partecipazione russa ha suscitato reazioni politiche, con il ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli che ha precisato come la decisione sia stata presa “in totale autonomia” dalla Biennale, “nonostante l’orientamento contrario del Governo italiano”.
Feroci critiche sono arrivate anche dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea. I ministri della Cultura e degli Affari esteri di 22 Paesi, tra cui l’Ucraina, hanno definito "inaccettabile" la presenza della Russia.