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"L'era della deterrenza atomica è finita, ora tocca all’IA": cosa rivela il tecno-manifesto di Palantir

La società di analisi basata sull'AI pubblica su X il suo manifesto in 22 punti: "L'élite ingegneristica della Silicon Valley deve partecipare alla difesa della Nazione"

"L'era della deterrenza atomica è finita, ora tocca all’IA": cosa rivela il tecno-manifesto di Palantir
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Nel mondo creato da JRR Tolkien, Palantir, o meglio i Palantiri, sono le sette pietre veggenti create dagli elfi. In lingua quenya significa: coloro che sorvegliano da lontano. Nella nostra società, invece, Palantir è il colosso fondato da Peter Thiel e Alex Karp nel 2003. L’azienda, con sede a Denver, in Colorado, e una capitalizzazione di mercato del valore di quasi 350 miliardi di dollari, "vede" i big data, li legge e li analizza, per conto di imprese private e governi, agenzie di intelligence e forze militari. Un sovrastato che per alcuni protegge l’Occidente mentre per altri annienta la libertà.

Nei giorni scorsi Palantir ha pubblicato su X uno status che è già stato letto da 30 milioni di persone. Il titolo: "La Repubblica tecnologica, in breve". Non un semplice post. Ma un compendio (in 22 punti) del saggio di Alex Karp e Nicholas W. Zamiska che diventa manifesto politico. Un’analisi della società con uno sguardo al futuro. Niente replicanti come in Blade runner o piantagioni di umani come in Matrix. C’entrano sì le macchine e la corsa all’onniscienza, anche attraverso la sorveglianza, ma lo scenario non è distopico. "Un’epoca di deterrenza, quella atomica, sta finendo - spiega Palantir - e una nuova era di deterrenza, quella costruita dall’intelligenza artificiale, sta per iniziare". E qui il punto non è "se le armi basate sull’Ia saranno costruite" ma "chi le costruirà e per quale scopo". "I nostri avversari non si fermeranno per indulgere in dibattiti teatrali sui meriti dello sviluppo di tecnologie con applicazioni critiche per la sicurezza militare e nazionale. Procederanno". E così, dopo "un secolo di pace" durante il quale "almeno tre generazioni (miliardi di persone e i loro figli e ora i nipoti) non hanno mai conosciuto una guerra mondiale", per Karp è il momento di agire. Mentre Thiel intravede nel prossimo futuro l’Armageddon e l’avvento dell’Anticristo, il suo braccio destro immagina una Repubblica (non propriamente come la intendeva Platone) fondata sul potere tecnologico.

I 22 punti sono, prima di tutto, un impegno. O meglio, un’auto investitura. "La Silicon Valley ha un debito morale verso il Paese che ha reso possibile la sua ascesa". Il traguardo ultimo non possono essere solo gli smartphone o la posta elettronica gratuita. "L’élite ingegneristica della Silicon Valley ha l’obbligo di partecipare alla difesa della Nazione". Oggi, per prevalere, viene spiegato nel post, "le società libere e democratiche" devono abbandonare il soft power e investire nell’hard power che "in questo secolo sarà costruito sul software".

Quella teorizzata da Karl è una via che non lascia spazio all’inclusività. "Dobbiamo resistere alla tentazione superficiale di un vuoto pluralismo". Perché, se "alcune culture hanno prodotto avanzamenti vitali, altre rimangono disfunzionali e regressive". Insomma, la partita per la sopravvivenza è iniziata.

Nel Signore degli anelli, Gandalf cerca di mettere in guardia Saruman: "Il Palantir è un attrezzo molto pericoloso". Lo stesso potrebbe dirsi anche dell’intelligenza artificiale: una tecnologia con poteri potenzialmente smisurati. E qui torniamo al punto di partenza: chi la gestisce e con quale scopo?

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