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Per il saluto ad Achille le note di Achille Lauro che cantava con mamma

"Sapeva tutto sulla mafia e il codice penale, ma era incerto se fare il giudice o l’architetto"

Per il saluto ad Achille le note di Achille Lauro che cantava con mamma
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Il dolore straziante dei genitori, il ricordo degli amici e quel brano di Achille Lauro che cantava a squarciagola con la mamma che ora accompagna la bara per l'ultimo saluto. La Basilica di Sant'Ambrogio, dove si sono tenuti i funerali di Achille Barosi, una delle giovani vittime della tragedia di capodanno a Crans-Montana, è piena. Soprattutto di ragazzi e ragazze, alcuni ancora con la cartella, arrivati direttamente dopo la giornata di scuola nel vicino liceo artistico Orsoline San Carlo, dove poco prima delle esequie si era recato anche il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara che ha chiesto di accertare al più presto la verità su quanto successo quella notte.

Achille era un ragazzo curioso che sapeva «tutto sulla mafia e sul codice penale - ha raccontato la mamma Erica - Tanto che non avevi deciso ancora se fare l'architetto o il giudice». Insieme ai suoi amici «ci avete insegnato cosa sono il coraggio e l'amore» ha aggiunto, mentre con il pensiero tornava a quei momenti in cui cantavano insieme sulla strada verso casa dei nonni. «Ho avuto il privilegio e la fortuna di essere tua mamma. Avevi la fierezza di un vero italiano. Sii orgoglioso del tuo Paese, quanto lo sono io» ha proseguito prima di salutarlo per l'ultima volta. «Sei libero, vola amore mio, hai delle ali luminosissime e saprò vederti. Mamma tua per sempre». Nicola, il papà, che stava conoscendo sulla sua pelle quanto è difficile essere un genitore di un adolescente, se la prende con «quel destino crudele» che gli ha portato via la cosa «più preziosa». Nella mente sono ancora troppo forti i ricordi di quel libro scritto insieme o delle mattinate in cui Achille raggiungeva i genitori nel loro letto: «Mi sono completamente smarrito e svuotato. Ma da papà posso ritenermi fortunato e privilegiato, avendoti visto crescere. Ora devo iniziare a scrivere un libro in cui sarò tutto da solo».

Fuori dalla Chiesa, oltre alle corone di fiori degli amici con le dediche («Ti vogliamo bene»), anche un picchetto d'onore dei Vigili del fuoco. Dentro la Basilica, tutto l'amore della città per quello che è diventato «un figlio di tutti noi». In rappresentanza delle istituzioni, la vicesindaca Anna Scavuzzo e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana: «Siamo qui - le parole del governatore - per esprimere il nostro dolore immenso». Oggi Achille «ci insegna come si vive la vita, nell'ascolto e in profondità. Attraverso di lui stiamo reimparando a volerci bene» ha detto durante l'omelia don Alberto Rivolta, ricordandolo come «un leader, un ragazzo determinato, ma gentile che amava i presepi e che era capace di ascoltare anche i rimproveri, una dote rara».

Nella sua orazione iniziale l'abate della Basilica Carlo Faccendini, prova a «tenere accesa una luce» anche se il cuore è «straziato» e la mente «confusa» per quelle giovani vite spezzate: «Il paradiso sia per loro il luogo della festa, che si è interrotta violentemente. La festa vera, destinata a durare per sempre». Prima dell'addio, davanti al feretro risuona Perdutamente di Achille Lauro, con la mamma che la canta insieme a suo figlio. Per l'ultima volta.

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