Nuovo attacco antisemita all'opera di aleXsandro Palombo sui muri della Caserma Montello di Milano. Nel mese dedicato alla commemorazione delle vittime dell’Olocausto, l'entisemitismo di Milano urla ancora e si manifesta con lo sfregio a un'opera pop che omaggia tre italiani che sono riusciti a salvarsi dai campi di concentramento: Liliana Segre, Edith Bruck e Sami Modiano. Le immagini pop dei sopravvissuti in versione Simpson sono state letteralmente cancellate sotto una colata di vernice bianca, come se l'autore di questo atto vandalico abbia voluto negare fisicamente quella memoria, che gli stessi protagonisti hanno difeso per tutta la vita.

"Palestina Libera", "israeliani nazisti" e "Gaza campo di concentramento" sono le scritte che sono state lasciate sull'opera, quasi una firma, una rivendicazione d'area. Quello che colpisce di più è il fatto che la frase "Arbeit macht frei", che campeggia all’ingresso del campo di sterminio di Auschwitz e che è stata riportata dall'autore del murale sul ritratto di Edith Bruck, è stata sovrastata da "Gaza campo di concentramento", un accostamento improprio che utilizza la tragedia della Shoah per commentare il conflitto israelo‑palestinese. Si tratta di una strumentalizzazione politica che tenta di piegare il dramma della Shoah ai fini della propaganda attuale, trasformando un omaggio alla storia in un pretesto per lo scontro ideologico più vile.
Questo nuovo attacco si inserisce in un contesto di violenza antifa, pro Pal e antisemita a Milano che sembra non trovare tregua in nome dell'antisionismo militante sotto il quale si nasconde l'odio più becero contro Israele. Nonostante le indagini della Digos abbiano già portato, nei mesi scorsi, all'identificazione e alla denuncia di un 35enne ritenuto responsabile di precedenti danneggiamenti, denunciato con l'aggravante della finalità discriminatoria, qualcun altro ha voluto replicare le sue gesta. Il fatto che l'opera sia stata presa di mira ripetutamente testimonia la presenza di un odio radicato negli ambienti antagonisti, che non si ferma davanti alla sofferenza dei testimoni della Shoah.
Mentre l'odio dilaga, l'Occidente si perde in distinguo e tollera troppo spesso la presenza di ecosistemi culturali pronti a giustificare l'intolleranza, il silenzio della politica di fronte a queste continue aggressioni alla memoria diventa complice.