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Vandalizzata la lapide dell'agente ucciso dal terrorismo rosso

Andrea Campagna è stato trucidato a Milano dai militanti del Proletari Armati per il Comunismo nel 1978: il Comune ha garantito il rapido ripristino

Vandalizzata la lapide dell'agente ucciso dal terrorismo rosso
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Sfregiare la lapide di un uomo, un servitore dello Stato, ucciso quasi 50 anni fa mentre serviva il proprio Paese è un atto di viltà che non conosce giustificazioni. L'ennesimo attentato alla memoria si è registrato a Milano dove soggetti, per ora ignoti, hanno distrutto la lapide di dedicata ad Andrea Campagna, agente di pubblica sicurezza in servizio presso la Digos del capoluogo lombardo, ucciso il 19 aprile del 1979 in un attentato che è stato in seguito rivendicato dai Proletari Armati per il Comunismo.

"Prendersela con una lapide che ricorda una persona morta negli anni di Piombo, che sono stati bui e bruttissimi, mi sembra veramente un gesto ignobile", ha dichiarato il fratello Maurizio, auspicando che "l'autore di questo gesto non sappia nulla di quegli anni e che si tratti di una ragazzata, non voglio pensare che sia una questione politica". "Ora le forze dell'ordine stanno facendo gli accertamenti del caso anche grazie alle telecamere del vicino benzinaio", ha concluso Maurizio Campagna. Forte lo sdegno anche da parte di Valter Mazzetti, segretario generale Fsp Polizia di Stato, il quale ha voluto sottolineare che "il danneggiamento della lapide commemorativa dell’Agente Andrea Campagna, trucidato dal terrorismo rosso durante gli ‘anni di piombo’, non è solo un atto vandalico frutto del drammatico vuoto esistenziale che muove la mano di alcuni sciagurati, ma qualcosa di più grave, di profondamente inquietante, insopportabile per chi crede nel più basilare senso del rispetto che sta alla base della civile convivenza. È un atto che testimonia quell’odio verso lo Stato e chi lo rappresenta che già ha sfigurato tragicamente gli anni più bui della nostra storia recente".

La riflessione del sindacalista è amara perché, ieri come oggi, "chi porta la divisa è sempre, in tanti modi, vittima della violenza cieca di delinquenti e criminali di ogni risma". Ma il ricordo "dei colleghi che ci hanno preceduto tracciando con il proprio sacrificio la strada maestra rimane ciò su cui ancora si fonda la fedeltà e il convincimento delle nostre donne e dei nostri uomini in uniforme". Nel frattempo, con il fratello dell'agente si sono messi in contatto l'Anpi e il Comune di Milano, il quale ha garantito il ripristino rapido della lapide. Quel marmo spezzato parla di un odio mai sopito, di un rigurgito ideologico che, a distanza di quasi mezzo secolo, tenta ancora di colpire chi ha servito il Paese fino all’estremo sacrificio.

È la firma di una viltà che non ha il coraggio del confronto, ma solo la forza bruta del vandalismo. È lo stesso odio che alimenta le piazze violente, che arma le braccia di chi assalta gli agenti, dal quale l'Italia sembra incapace di liberarsi.

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