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“Sono fiera del mio Paese, ci hanno preso in braccio”. La forza della mamma di Achille, morto a Crans-Montana

Racconti di vita come quelli di ogni famiglia e poi quella notte, il Capodanno che cambia tutto: “Ho vinto nella vita ad avere Achille”

“Sono fiera del mio Paese, ci hanno preso in braccio”. La forza della mamma di Achille, morto a Crans-Montana

“Io lo so che loro sono qua con noi”. È così che Erika Didone, mamma di Achille Barosi, inizia il suo racconto. Achille è uno dei ragazzi morti nell’inferno di Crans-Montana la notte di Capodanno e la donna ha scelto di parlare a Domenica In per raccontare chi era, anzi, chi è, il figlio e chi sono le altre vittime. “Io ho vinto nella vita ad avere Achille e lo ringrazio ogni giorno”, ha detto la mamma, che ha ringraziato anche gli amici di Achille che, dice la donna, ha “degli amici pazzeschi: un po’ l’ho sempre visto perché me li portava a casa”.

La mamma di Achille ha poi raccontato un po’ di suo figlio, spiegando che Crans-Montana per lui era il luogo della libertà, perché lui “non usciva ancora a Milano la sera: sembra grande, grosso ma alla sera non non ce lo chiedeva, se non di andare a mangiare una pizza coi suoi compagni del liceo, i suoi amici delle medie che sono i suoi amici di Milano. Lì, invece, poteva uscire la sera e si poteva ingioiellare, perché lui ama le collane e gli anelli”. Achille e la famiglia trascorrevano le vacanze estive tra Crans-Montana e Sanremo e quelle invernali in Svizzera.

Quella terribile notte la famiglia di Achille e quelle degli altri ragazzi del Le Constellation erano tutti nella stessa casa, quella dei Barosi. Quel pomeriggio la mamma di Achille ha avuto una sensazione che l’ha spinta a cercare un altro locale per i ragazzi quella notte al posto di Le Constellation. “Mi ha detto ‘sento gli altri’”, ha detto Achille alla mamma quella sera. Poi i ragazzi si sono spostati, hanno cenato a casa, sono usciti, hanno fatto un giro e poi, alla fine, sono entrati in quel locale. Quindi, mentre ancora i genitori erano a tavola con gli amici, è arrivata quella telefonata da Giuseppe, uno dei ragazzi coinvolti nell’incidente. “Alla sua mamma ha detto di andare, di correre, va a fuoco tutto”, ha raccontato la donna a Domenica In. “Noi non avremmo mai pensato una cosa del genere”, ha spiegato ancora la mamma, che dopo un primo momento di esitazione ha deciso di correre anche lei, oltre a suo marito.

“Me la sono fatta a piedi, che sono veramente 400 metri, e ho iniziato a chiamarlo: suonava libero. Ho iniziato a parlare dicendo: ‘Qualunque cosa stia succedendo tu devi stare tranquillo’. Parlavo da sola come faccio sempre, ma parlando a lui alla sua anima”, ha proseguito Erika. Quando è arrivata davanti al locale, dice di aver visto “delle cose che nessun essere umano dovrebbe vedere”, erano “ovunque erano distrutti”. Lei è corsa davanti all’ingresso del locale dove già c’era suo marito: “Non c’erano più le fiamme, c’era mio marito e c’erano dei pompieri che giustamente han tentato di spostarci ma non non avrebbero mai potuto farlo. Quindi io e Nicola siamo rimasti immobili davanti a quella porta fino a quando non c’era più nessuno. Quindi un poliziotto ci ha preso uno con l’altro, credo alle quattro del mattino sottobraccio e ha detto: ‘Venite con me’. Ci han caricato su una camionetta e lì è iniziato il calvario”.

Pare che Achille quella notte fosse riuscito a uscire ma che poi sia rientrato per aiutare gli amici. “Ci sono degli amici che l’hanno detto, persone che l’hanno visto, io me lo sono chiesta non ne ho la minima idea. Me lo potranno dire i suoi amici che adesso non sono nelle condizioni di parlare”, ha detto la donna, che ha ricordato anche quel giorno in cui ha saputo che Achille non c’era più. “Quando ce l’hanno detto era il 3 gennaio credo intorno alle sette di sera. L'unica cosa bella che ricordo, se posso dire bella, di quei tre giorni è stato il mio Paese. Non lo dico per retorica, lo dico proprio da mamma di Achille: sono veramente fiera del mio Paese perché ci hanno preso in braccio. Sono arrivati degli esseri umani, dei papà, dei nonni che poi hanno dovuto fare il loro lavoro, ma so che hanno fatto tanta fatica, perché veramente io mi sono sentita presa in braccio da loro e so quanto si stanno sforzando quanto stanno lavorando per noi”.

Erika ha ribadito di essere “orgogliosa di essere italiana perché ho sentito il mio Paese vicino, e stanno facendo in modo che giustizia sia fatta”. Il suo sentimento nei confronti dei Moretti non è di odio e ha usato una metafora per raccontare quello che prova: “Io amo tanto gli indiani d’America e ho sentito che andavano in guerra e pregavano per l’anima del proprio nemico. E quando vincevano con il corpo di fianco si chinavano e pregavano per la loro anima: questo mi viene da dire. Non sono una santa però io non riesco ad odiare. Voglio la verità e per il mio tipo di anima non vorrei esserne loro panni. Non riesco a dire altro, spero che Achille ci abbia visto lungo amando quelle montagne, sono certa che mi dimostreranno che Achille ci ha visto giusto. Questo mi viene da dire, ne sono certa: sarà un po’ lunga ma ce la faremo tutti”.

Durante la trasmissione c’è stato un momento molto toccante durante il quale è stata trasmessa la canzone di Achille Lauro “Perdutamente”, che Achille e la mamma cantavano in macchina quando viaggiavano insieme. La stessa canzone che hanno cantato anche al funerale del ragazzo.

La morte di un figlio è un dolore che non si supera, è un dolore che attraversa l’anima e rimane lì: la mamma di Achille e il suo papà cercano di andare avanti come possono, facendosi forza gli uni con gli altri. Così come fanno gli altri genitori che improvvisamente si sono ritrovati a piangere i figli.

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