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Strade e ferrovie bloccate, la frana più grande d'Europa divide in due l'Italia: cosa succede sulla A14

Chiusi A14 e linea Adriatica tra Termoli e Montenero-Petacciato. Centinaia di viaggiatori bloccati, code fino a 13 chilometri e tempi di ripristino lunghissimi

Strade e ferrovie bloccate, la frana più grande d'Europa divide in due l'Italia: cosa succede sulla A14
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Italia divisa in due dopo l'eccezionale ondata di maltempo che ha colpito il Molise e il Centro-Sud ha riattivato una frana storica a Petacciato. Un episodio che va ad aggiungersi al crollo del ponte sul Trigno (statale 87) avvenuto lo scorso 2 aprile, sempre a causa delle condizioni meteo.

La frana si è verificata nel corso della giornata di oggi, martedì 7 aprile. I problemi si sono riscontrati a partire da questa mattina. Intorno alle ore 12.00 le autorità locali hanno disposto la chiusura precauzionale dell'autostrada A14 tra i caselli di Vasto Sud e Termoli. Questo perché il sistema di monitoraggio aveva rilevato lesioni sull'asfalto. Sempre in tarda mattinata, è stata ufficialmente sospesa la circolazione ferroviaria sulla linea Adriatica, tra Termoli e Montenero-Petacciato. A quanto pare, infatti, il fronte franoso avrebbe interessato i binari della ferrovia, deformandoli, per questo motivo si è deciso di dirottare i treni su percorsi alternativi, specie via Caserta e Roma. Sono stati messi a disposizione anche dei servizi bus. Nonostante l'impegno delle autorità locali, il disagio tra pendolari che usufruiscono del treno e automobilisti è evidente.

Basti pensare che più di venti treni – fra mezzi Alta Velocità e Intercity – sono rimasti coinvolti e non possono essere garantiti. A Termoli sono centinaia le persone bloccate che attendono di proseguire. Sulla autostrada A14, invece, si sono registrate code fino a 13 km, specialmente fra Poggio Imperiale e Termoli. Sono 6 km di coda, invece, tra Vasto nord e Vasto sud. La strada statale 16 Adriatica è inagibile per il crollo del ponte sul Trigno.

"La situazione è molto complessa e porterà via qualche settimana se non addirittura qualche mese", ha dichiarato il capo dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano, come riportato da Leggo. "Se ci aspettiamo un ripristino in 5-7 giorni siamo fuori strada. Parliamo di un fronte di frana lungo 4 chilometri e la linea ferroviaria ci passa dentro. È ovvio quindi che finché non si ferma non sarà possibile fare nessun tipo di ripristino infrastrutturale. I tempi saranno molto lunghi", ha aggiunto.

La frana di cui stiamo parlando ha vecchie origini. Pare che si riattivi periodicamente da almeno 110 anni. Il movimento franoso di Petacciato è infatti documentato ufficialmente dal lontano 1906. Da allora, si è riattivata ciclicamente, in alcuni casi con grandi movimenti, come quelli significativi avvenuti nel 1956, nel 2015 e ora nel 2026. Viene considerata, non a torto, come una delle frane più grandi del continente per estensione del fronte e profondità, tanto da essere oggetto di studio.

"Poiché la frana risulta ancora attiva, qualsiasi intervento volto al ripristino della viabilità e della rete ferroviaria sarà valutato solo al termine delle verifiche tecniche attualmente in corso", ha fatto sapere Palazzo Chigi in un comunicato ufficiale.

La premier Giorgia Meloni, si legge ancora, "è in costante contatto con i ministri competenti, Matteo Salvini e Nello Musumeci, con il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, e con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e segue gli aggiornamenti in tempo reale".

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