Tre cortei hanno animato oggi Milano: due antagonisti e uno dei Patrioti europei, che hanno organizzato una manifestazione in piazza del Duomo. La tensione alla vigilia è stata altissima: la maggioranza di Palazzo Marino ha tentato di impedire l’evento appellandosi a prefetto e questore mentre i centri sociali hanno organizzato le contromanifestazioni, che hanno obbligato il comitato per la sicurezza ad approntare un dispositivo di sicurezza molto ampio per impedire alle due parti di entrare in contatto.
Qualche migliaio di persone, ordinatamente, si sono date appuntamento in corso Venezia per iniziare la breve marcia verso piazza Duomo. “Padroni a casa nostra”, “No immigrazione”, si legge nei cartelli sorretti dai Patrioti mentre sventolano bandiere di ogni tipo tra la croce di San Giorgio, il Tricolore e il Leone di San Marco, nettamente predominante rispetto ad altri vessilli locali. Il corteo è arrivato in piazza Duomo sulle note di 'O mia bela Madunina'.
Dall’altra parte, nei vari concentramenti antagonisti, i centri sociali si sono raggruppati per la contro manifestazione e già in uscita da piazza tricolore, sono iniziate le tensioni con i giornalisti, allontanati di forza dal corteo. “Siamo tutti clandestini”, “Matteo Salvini a Milano noi non ti vogliamo”, sono solo alcuni dei cori scanditi. “Fascista carogna, ritorna nella fogna”, “Fuck remigration”, hanno scandito ancora. Alla partenza, in testa al corteo c'è anche Ilaria Salis.
A San Babila gli antagonisti hanno effettuato un fitto lancio di bottiglie, bombe carta e fumogeni contro le forze dell’ordine, che hanno risposto con lacrimogeni e idranti, bloccando l’avanzata. Nessun contatto diretto tra le parti, solo una provocazione degli antagonisti per capire fino a che punto le forze dell’ordine avrebbero reagito: la professionalità delle divise ha evitato il peggio. In quello spezzone, che poi davanti al tribunale si è unito all’altro, formato principalmente da pro Pal, c’erano soprattutto esponenti dei centri sociali Lambretta e Zam.
Altri momenti di tensione si sono registrati quando alcuni colleghi giornalisti sono stati assaliti dagli antagonisti, che hanno cercato di togliere le telecamere e di aggredirli. Dal corteo a un certo punto sono stati puntati anche dei laser contro le videocamere e le macchine fotografiche, col tentativo di renderle inservibili. “Ci mandate in galera”, hanno gridato gli antagonisti, mettendo le mani sull’attrezzatura dei professionisti dei media: l’intervento di altri antagonisti, che hanno portato via i loro esponenti più esagitati, ha evitato il peggio.
“La giornalista di Porta a Porta Barbara Laurenzi è stata ripetutamente avvicinata da alcuni componenti del corteo che le hanno intimato di non fare riprese, fino ad arrivare a strapparle con violenza il telefono e gettarlo in terra, proprio mentre stava riprendendo il lancio di petardi e fumogeni”, si legge in un comunicato di Porta a Porta.
Alla troupe di Tgcom24 un uomo del servizio d’ordine, che si è reso protagonista di diversi momenti di tensione con i giornalisti, ha messo la mano sulla telecamera e ha spinto indietro l’operatore. “Salvini appeso”, è una delle scritte lasciate dai manifestanti lungo il percorso di Milano, scritte condannate fermamente dal partito.