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“Vogliamo tutti martellare”, “L’unico sbirro buono è uno sbirro morto”. L’esultanza choc degli antagonisti sulle immagini del poliziotto aggredito

L’agente accerchiato e picchiato è oggetto di commenti indegni da parte dei soliti violenti, che ora minacciano: “Quando anche noi avremo le armi…”

“Vogliamo tutti martellare”, “L’unico sbirro buono è uno sbirro morto”. L’esultanza choc degli antagonisti sulle immagini del poliziotto aggredito
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“L’unico sbirro buono è uno sbirro morto”. Questo è solo uno dei tanti messaggi che in queste ore stanno lasciando gli antagonisti davanti alle immagini del poliziotto accerchiato, malmenato e preso a martellate durante la manifestazione di sabato a Torino. L’agente, anche se disarmato di manganello e scudo, è riuscito a difendersi nel miglior modo possibile: si è coperto la testa e con un calcio ha allontanato il casco prima che uno degli antagonisti riuscisse ad afferrarlo per usarlo come arma contro di lui. È stato dimesso ma, nel frattempo, i suoi colleghi stanno ancora cercando i responsabili di quell’aggressione: solo uno è stato individuato e arrestato, anche se con accuse molto lievi che potrebbero portarlo presto alla libertà. Intanto gli antagonisti continuano a darsi di gomito, a divertirsi facendo girare le immagini, cercando di discolparsi perché “la polizia è violenta e non accettiamo lezioni da chi usa i manganelli”. Si mettono allo stesso livello delle forze dell’ordine, vogliono convincersi che la violenza antagonista è legittima davanti alle cariche degli agenti che rispondono ai loro attacchi.

È la distopia di una frangia di violenti che cerca di vittimizzarsi davanti all’opinione pubblica per le scene indegne di Torino, sapendo che tanto qualcuno che offre copertura politica si trova sempre, e che dall’altra non trova di meglio da fare che insultare e dispiacersi che l’agente aggredito stia meglio. “Nessuna pietà”, “Quando cade uno sbirro sono contento”, “Abbiamo solamente eseguito il consiglio di Bello Figo e adesso vogliamo tutti martellare”, si legge ancora tra i messaggi. Sono messaggi che non lasciano spazio di interpretazione, che magari arrivano dagli stessi che erano in piazza a Torino sabato o che, chissà, hanno partecipato ad altre manifestazioni che si sono tenute in Italia negli ultimi anni. Di sicuro provengono da chi, anche se non fisicamente presente, fiancheggia, fomenta e crea il terreno fertile per seminare odio contro lo Stato.

“Prendete la falce, portate il martello, scendete giù in piazza e picchiate con quello”, si legge in un altro messaggio che fa esplicito riferimento alla violenza degli anni Settanta, agli albori degli Anni di Piombo che, anche se da sinistra negano che possano tornare attuali, sono sempre più presenti nelle manifestazioni che si susseguono in Italia. “Solo tanta stima, più poliziotti dovevano beccare martellate”, “Prendono indietro solo un po’ di quello che danno ‘sti maiali”, si legge scorrendo i messaggi. E poi ancora: “Quando anche noi avremo le armi allora anche loro avranno paura e non ci sarà più polizia nelle manifestazioni”. Sono messaggi di stampo evidentemente eversivo, che incitano alla violenza contro i poliziotti e, di conseguenza, contro lo Stato.

Non hanno pietà nemmeno la famiglia dell’agente ferito, che ha 29 anni, quindi è coetaneo e spesso anche più giovane di quelli che erano in piazza, e che a casa ha lasciato una moglie e un figlio piccolo: “Che sfiga avere un padre sbirro…”.

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