La nazione? Un'idea che è nata nell'antichità

Un libro di uno storico americano smonta il teorema, accreditato dalla storiografia mondiale, secondo il quale il concetto di nazione sarebbe giovane e recente, essendo nato con la rivoluzione francese e americana

Uno storico contemporaneo, Walker Connor, ha sostenuto in un articolo dal titolo «Quando nasce la nazione?» un concetto che costituisce e ha costituito l'ossatura di gran parte della storiografia mondiale, sicura nel ritenere che l'idea di nazione sia estremamente giovane e recente e non possa essere anticipata ai secoli precedenti la fine del '700. Sarebbero state insomma la rivoluzione francese e americana in un primo tempo e il Romanticismo poi a creare le premesse per questa nuova forma di sentire sociale e politico che avrebbe condotto all'affermarsi di un senso di nazione. Lo stesso Federico Chabod, illustre storico che si occupò di questi specifici temi, arrivò a concludere, in un volume intitolato appunto «L'idea di nazione», che questo spirito «sorge e trionfa con il sorgere e trionfare di quel grandioso movimento di cultura europeo che nome Romanticismo».
Oggi, questa tesi modernista del concetto di nazione viene invece posta fortemente in discussione da un altro studioso americano, Anthony Smith, che presiede l'Association for the Study of ethnicity e nationalism, e autore del libro «Le origini culturali delle nazioni» (Il Mulino, pp.303, 28 euro) nel quale viene confutata e smontata la tesi per anni consolidata. Attraverso un'analisi del mondo antico, Smith tende a dimostrare proprio che l'idea di nazione non è figlia della modernità. Al contrario, esistono vari modelli appartenenti al passato pre-moderno: un tipo gerarchico che ha nelle comunità l'incarnazione di un ordine ultraterreno e di cui sono esempi concreti l'Egitto e la Mesopotamia, un modello dell'alleanza che introduce un'idea più egualitaria fondata su una sorta di patto tra l'uomo e Dio sul monte Sinai, un modello repubblicano al quale Smith riconduce l'antica Grecia e, in un momento successivo, Roma. Ad essi si aggiungono i casi rinascimentali di Russia, Polonia, Inghilterra, Francia, Danimarca che mostrano diffusi sentimenti nazionali dopo che comunità a carattere religioso, come i calvinisti, ne ampliarono i confini allargandoli a intere comunità e chiese.
Il concetto di nazione, insomma, avrebbe radici profondissime che affondano in un lontanissimo ieri ma non solo. Esso sarebbe anche una sorta di paradigma con il quale Smith dimostra che per ogni avvenimento storico ne esistono antecedenti e il teorema non si sottrae a questo caso specifico. «Le nazioni possono essere meglio comprese - scrive Smith - se le si mette in relazione con i tipi di identità culturali e politiche collettive che le hanno precedute, come le città-stato, gli imperi, le confederazioni tribali e le comunità etniche ed etnoreligiose». Un punto importante perché «Quando nasce la nazione?» segue un percorso idealmente avviato dall'autore una ventina di anni prima, quando pubblicò il volume «Le origini etniche delle nazioni» nel quale teorizzava appunto che le nazioni moderne si sono formate sulla base di legami e sentimenti etnici preesistenti.

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