«Non ci saranno muri anti nomadi Riqualificheremo le aree occupate»

Le hanno chiamate trincee o fossati. «Niente muri di terra contro i rom, è un progetto per mettere in sicurezza le aree occupate abusivamente». Il sindaco Moratti tranquillizza quanti, come don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità, sono saltati sulla sedia parlando di «bunker», e dunque un «errore, perchè creare ghetti, come è stato fatto nel caso dei campi rom, è negativo per il benessere dei cittadini». Nel mirino c’è il progetto del Comune di realizzare terrapieni per proteggere un’area verde in via Cusago. Anzi, nei prati oggi trasformati in discariche di immondizia verranno piantati alberi e la zona sarà riqualificata. Un passo indietro è fondamentale: da gennaio ad oggi le forze dell’ordine hanno allontanato 61 volte un gruppo di sinti siciliani da via Cusago. E ogni volta, sono tornati a stendere il loro accampamento. Una migrazione per le vie Tosi, Lombardi e Musatti, ma il ritorno è quasi sempre alla base. Dove pure la pazienza dei residenti, più dell’intolleranza ai rom, ha un limite. Hanno chiesto a ripetizione di mettere fine al braccio di ferro, e lo scorso maggio il sindaco Moratti ha presentato al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza un progetto che può chiudere una volta per tutte il match. L’idea di alzare delle barriere di terra alte non più di due metri (e meno pericolose dei new jersey per gli automobilisti) ha avuto il via libera al tavolo e uno stanziamento di 400mila euro, preso da quel pacchetto di 12 milioni che il ministero all’Interno ha messo a disposizione della città per liberare le aree dismesse. Un obiettivo su cui i Comuni della provincia sono stati sollecitati ufficialmente con almeno due circolari anche dal prefetto, Gian Valerio Lombardi. Che ieri non a caso ha definito il progetto «una normale opera di messa in sicurezza». Il vicesindaco Riccardo De Corato precisa che il muro «serve solo a proteggere degli alberi appena piantati, una volta cresciuti recinteranno la zona».
Nel progetto Palazzo Marino è riuscito a coinvolgere anche altri comuni dell’hinterland, come Cusago, spesso costretto ad ospitare i sinti. Il sindaco Daniela Pallazzoli quasi ogni giorno firma un’ordinanza di sgombero, «ma nonostante gli sforzi, nel giro di un’ora i nomadi tornano sempre. La questione rischia di essere anche un fatto diseducativo e di ridicolizzare le istituzioni». Supporto pieno dalla Provincia, il presidente Guido Podestà si è detto «assolutamente d’accordo» e «pronto a estendere il progetto ad altri comuni dell’hinterland. Ho sentito parlare di muri, fossati e trincee, ma si tratta semplicemente di rialzi di terra con annesso un progetto di riforestazione. E più alberi mettiamo, anche lungo le autostrade e le tangenziali per fare barriere antirumore, meglio è. Il fine è anche impedire la sosta impropria di camper». Dal Pirellone si alza la voce del capodelegazione della Lega in giunta Davide Boni: «É corretta ogni possibile misura per combattere la presenza massiccia di nomadi sul territorio. Da anni molti amministratori locali provvedono a scavare piccoli fossi intorno ai campi incolti per evitare invasioni, sul caso di via Cusago non c’è nulla di sconvolgente». I diritti, si allinea l’assessore alla Protezione civile (Pdl) Stefano Maullu, «non possono essere disgiunti dai doveri, né è accettabile una qualsiasi trattativa sulla legalità».
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