«Non siamo terroristi» Ora i due arrestati fanno marcia indietro

Milano«Non siamo brigatisti, non facciamo parte di un’organizzazione terroristica. Rifiutiamo le accuse e lo ribadiremo anche durante l’interrogatorio di garanzia». Gli investigatori se lo immaginavano. Dopo la prima notte trascorsa in isolamento nel carcere di San Vittore, ieri Manolo Morlacchi e Costantino Virgilio - i terroristi milanesi arrestati lunedì dalla Digos che li accusa di banda armata e associazione sovversiva come appartenenti alla formazione «Per il comunismo Brigate Rosse» - hanno rispedito al mittente i capi d’accusa che li inchiodano alle loro responsabilità e per bocca del loro legale, l’avvocato Giuseppe Pelazza, hanno annunciato il ricorso al Tribunale del riesame per la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
«Siamo ai paradossi - ha affermato ieri l’avvocato Pelazza -: essendo stati perquisiti a giugno e poi oggetto di osservazione e controllo, ritengo che le esigenze cautelari nei confronti dei miei assistiti non possano sussistere nel momento in cui, da allora, non c’è stata alcuna condotta di carattere criminoso. Inoltre non hanno benché minimamente pensato di darsi alla fuga né di inquinare le prove. E tantomeno hanno progettato attentati e detenuto armi: il ministro degli Interni Roberto Maroni potrebbe quindi riservare le sue dichiarazioni a fatti più concreti invece che a imputazioni del solo reato associativo che, come costume dilagante, copre il totale vuoto investigativo».
Alla Digos, intanto, le dichiarazioni dei due fanno sorridere. «Gli elementi d’accusa contro Morlacchi e Virgilio non lasciano dubbi - spiegano -. Da tempo avevano intrapreso il percorso irreversibile della lotta armata. Sono sicuramente corresponsabili, insieme ai cinque complici arrestati tra Roma e Genova lo scorso giugno, dell’ideazione e della realizzazione del fallito attentato del 26 settembre 2006 alla caserma Vannucci di Livorno. Il leader carismatico tra i due, probabilmente anche per la sua eredità storica, è certamente Morlacchi (è figlio del defunto Pierino, co-fondatore del nucleo originario delle Br, ndr); Virgilio è una sorta di «portatore d’acqua», anche se le sue conoscenze in campo informatico si sono rivelate fondamentali per la sopravvivenza del gruppo».
Intanto ieri il gip milanese Enrico Manzi ha fissato per domani pomeriggio l’interrogatorio di garanzia, che avverrà per rogatoria. E, nel frattempo, gli inquirenti valutano i legami dei due con i centri sociali milanesi: sia Morlacchi che Virgilio, infatti, frequentavano saltuariamente sia la Panetteria occupata che il Cox.
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