Non solo Agnelli: 007 del fisco a caccia di 170mila evasori

«È un’azione a trecentosessanta gradi, non perseguiamo solo miliardari», così Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle entrate (nella foto tonda) ha descritto l’offensiva del fisco contro l’evasione. Dunque, sotto la lente degli 007 del ministero dell’Economia, non c’è in questo momento solo l’eredità Agnelli, bensì 170mila casi di capitali illegalmente detenuti nei cosiddetti paradisi fiscali. Preoccupati, a questo punto, devono essere «tutti quelli che detengono qualcosa all’estero non dichiarato in Italia: non solo i miliardari».
Con questa offensiva di Ferragosto il fisco punta a stanare il furbetto sconosciuto che si cela sotto l’abito dell’imprenditore o dell’esercente della porta accanto. Ovviamente a fare rumore, in questi giorni, è il presunto tesoro di Gianni Agnelli, sul quale sta cercando di fare chiarezza a colpi di carte bollate, rischiando paradossalmente un «effetto boomerang», la figlia Margherita de Pahlen. Per il fisco sarebbe un colpo non indifferente: lo scrigno reclamato dalla figlia dell’Avvocato, che nella disputa ha citato in tribunale la madre Marella, conterrebbe - secondo le diverse stime - tra uno e due miliardi di euro.
Befera non fa altri nomi espliciti di big sotto i riflettori dell’amministrazione finanziaria, ma ricorda i conti del Liechtenstein, cita una lista di conti dell’Ubs Italia che «si presume abbia qualche riferimento presso la banca in Svizzera» e accenna anche a «una lista di 500 nominativi sequestrati a un avvocato svizzero recentemente arrestato dalla Procura di Milano». Gli 007 del ministero, inoltre, si sentono in questo momento più forti grazie alle norme contenute nel decreto anti-crisi (scudo fiscale) e alla possibilità di incrociare i dati provenienti dalle banche. Più severe sono anche le sanzioni a carico degli evasori, innalzate dal 200 al 400 per cento. «Ci troviamo di fronte a un forte cambiamento - ha spiegato Befera -: il capitale detenuto all’estero e non conosciuto al fisco viene infatti commutato in reddito non dichiarato». Sta all’interessato poi provare o meno per quale ragione su quei soldi non ha pagato un euro di tasse. Per l’eredità Agnelli, però, la situazione è più complessa: la sanatoria prevista dal governo non è più applicabile se il procedimento anti-evasione è già aperto.
Da Torino, intanto, la Procura ha fatto sapere ieri, a proposito dei presunti fondi neri dell’Avvocato, che «al momento non è a conoscenza di elementi che concretizzino ipotesi di reato».
In un’intervista rilasciata tempo fa alla Reuters la figlia di Agnelli aveva detto di non temere i rischi fiscali della sua richiesta di trasparenza sui beni del padre: «Credo che sia più sano per tutti affrontare una realtà fiscale piuttosto che sfuggire, nessuno capisce più niente di quello che ci sta succedendo».
L’Agenzia delle entrate ha comunque avviato contatti con l’autorità giudiziaria torinese sull’ipotesi che in Svizzera esistano somme riconducibili al patrimonio personale dell’Avvocato. Anche la magistratura di Milano sta lavorando a un aspetto della vicenda: il pm Eugenio Fusco e le Fiamme gialle stanno approfondendo alcuni episodi connessi alla figura di Emanuele Gamna, uno dei precedenti legali di Margherita Agnelli. Sul presunto tesoro dell’Avvocato non mancano le reazioni politiche. «In questa vicenda di mega-evasione fiscale emersa solo a seguito della lite in casa Agnelli - interviene Mario Borghezio, eurodeputato della Lega Nord - non c’è solo l’interesse dell’Erario. Ne risultano quasi sicuramente altrettanto danneggiati i piccoli azionisti delle società del gruppo Agnelli ed è quindi necessario che essi, come il sottoscritto, si attivino in ogni sede opportuna per il ristorno del danno sofferto».

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