"L'idea del film nasce in parte dal mio sentirmi sbagliato, peccatore, bugiardo, presuntuoso, traditore dei miei proponimenti. Non voglio dipingermi come un mostro ma è ciò che accade quando cerchi di far pulizia dentro di te. Mi sono chiesto, da uomo e da credente, come migliorare se tutto è già scritto?".
Ecco, in nuce, ciò che ha portato Giulio Base, una laurea in cinema e un'altra in teologia con una tesi firmata addirittura da Robert Francis Prevost oggi Papa Leone XIV (che non ha ancora visto il film), a scrivere e a dirigere (anche in parte a interpretare, ma ci arriviamo) Il Vangelo secondo Giuda da giovedì 2 aprile nelle sale. Si tratta di un approfondimento tutto focalizzato sul punto di vista di Giuda rispetto al mondo e alla vicenda con Gesù: "Qual è infatti la soglia tra libero arbitrio e predestinazione? Lo stesso Gesù dice a Giuda: Quello che devi fare, fallo presto", si chiede Base che nei titoli di coda propone un'impressionante lista di libri su sui ha studiato.
Così impariamo a conoscere Giuda fin da piccolo quando cresce all'interno di un bordello perché la madre era una prostituta che muore dandolo alla luce. Con lei se ne va anche il fratello gemello. Giuda quindi sembra predestinato a portare la morte. Uccide il tenutario del postribolo che lo violenta sessualmente, diventando adulto, suo malgrado, prestissimo. Quando incontra il predicatore che si fa chiamare Gesù, lascia tutte le sue ricchezze e lo segue, insieme ai discepoli e a una comunità vagamente hippie in cui uomini e donne sono sullo stesso piano.
"È un po' quello che mi ha chiesto di fare anche Giulio Base scherza, ma non troppo, l'attore Vincenzo Galluzzo che interpreta uno scarnificato Gesù ho lasciato le mie certezze iniziando a farmi allungare i capelli, la barba e a dimagrire perdendo 15 chili". Il Cristo è sempre vestito di bianco mentre Giuda, che non vedremo mai in volto ma che sappiamo essere lo stesso regista, sempre di nero. In questa contrapposizione, tra luce e tenebre "ricordiamo dice il regista che Giuda è il peccatore più estremo che Dante mette nel 33esimo Canto dell'Inferno accanto a Lucifero", si muove tutto il film prodotto dalla moglie del regista, Tiziana Rocca, da Gianluca Curti e da Santo Versace con Rai Cinema.
La scelta di non mostrare il volto di Giuda ne produce di conseguenza un'altra, l'utilizzo della voce fuori campo di Giancarlo Giannini che accompagna, senza appesantirlo, tutto il film girato con un budget di 1,4 milioni di euro in Calabria, grazie al contributo della Calabria Film Commission, e con star internazionali come Rupert Everett nel ruolo di Caifa, Paz Vega in quello di Maria, Abel Ferrara come Erode e John Savage come Giuseppe. Questa volontà di "spersonalizzare" Giuda va sicuramente nella direzione di interrogarsi sulle colpe che ognuno di noi ha: "In genere teorizza Base ci sentiamo sempre dalla parte giusta.
Noi i buoni e gli altri sempre i cattivi mentre invece ci dovremmo sempre chiedere: Ma davvero sono una persona così per bene?". Ma, detto ciò, il regista ci tiene a precisare che non assolve certo Giuda "anche se ne capisco le ragioni. La sua vera condanna è stata quella di non aver avuto alcuna possibilità di redenzione".