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Ace gioca bene a ping pong, e allora? Smonta il mito del robot umanoide

Ace gioca bene a ping pong, e allora? Smonta il mito del robot umanoide
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“Guarda questo video”. “E allora? Che è sta ’cosa?”. “Un robot campione di ping pong…”. “Mah…”. Il paper pubblicato da Nature su Ace, il robot di Sony AI che gioca a ping pong e batte sette campioni umani è più interessante da leggere, meno da guardare, perché uno lo vede, dice ok, e cerca un’altra cosa. Ancora non è perfetto, a aprile ha vinto 3 match su 5 contro gli elite players, mentre ha perso entrambi i match contro i professionisti, portandosi comunque anche contro di loro a casa 1 game su 7.

Mayuka Taira, una campionessa che ha perso contro Ace a dicembre 2025, dice che il robot è imprevedibile e non mostra emozioni, quindi non puoi intuire se una certa palla gli darà fastidio (insomma come Jannik Sinner nel tennis). Non aspettatevi un umanoide: Ace non ha volto, neppure gambe e torso, consiste in un braccio robotico che si muove velocissimo, sembra più uno dei bracci del Doctor Octopus, o il Doctor Octopus a cui è rimasto un braccio solo, lo chiamerei Monopus, e ha ovviamente una marea di sensori per ricostruire ciò che avviene in tempo reale, tecnologicamente fantastico. Solo che dopo un minuto di partita, sbadigliate.

Tuttavia fa pensare anche a un’altra cosa: l’idea che un robot debba essere antropomorfo non serve alla sua efficienza, ma al nostro cervello, per esserne rassicurato. Di solito li facciamo anche con degli occhi, magari un accenno di viso, totalmente inutili se non per avere noi l’idea di avere a che fare con un nostro simile. Visto così sembra solo una macchina sparapalline sofisticata, uno strumento di allenamento. E se dovesse vincerle tutte? Non fregherebbe niente a nessuno, almeno se restiamo nella competizione sportiva. Così come la maratona di robot umanoidi che si è tenuta a Pechino il 19 aprile ha occupato più spazio su TikTok (magari quando un robot cadeva e non riusciva più a alzarsi, un Fantozzi robot), che nell’interesse mediatico generale e generalista.

“Prendiamo il baseball: non vorremmo metterci a guardare dei computer che giocano a baseball. Ci saranno cose che continueremo a riservare a noi stessi” ha osservato Bill Gates. Accadde già con gli scacchi, nel 1997, con Kasparov contro Deep Blue di IBM, dopo ci furono altri tentativi, fino al 2005 e 2006, con Adams contro Hydra, e poi la sconfitta di Kramnik contro Deep Fritz. Da allora in poi i tornei di scacchi si sono giocati contro computer? No, la cosa perse completamente interesse. Questi test valgono per dimostrare capacità che saranno usate in altri contesti, e anche per riflettere sull’estetica finta, addomesticata, dei robot studiati per lavorare insieme a noi. Il nostro corpo non è la forma perfetta per vivere in questo mondo (anche perché ciascuna tra i milioni di forme animali ha un corpo perfetto per vivere nel suo, a modo suo, frutto di adattamenti di milioni di anni).

Guardando il tentacolo di Ace che vince partite non pensate al ping pong, pensate piuttosto a quanto siano rassicuranti quei video promozionali di robot che camminano lenti in un magazzino, prendono una scatola, la girano con cautela, salgono anche una scala per riporla sullo scaffale. Il vero futuro saranno apparati specializzati, che saranno più efficienti proprio perché non saranno costruiti per assomigliarci.

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