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Le opere di Depero "si accomodano" in Casa fra gli arredi

Sono 40 i quadri realizzati fra gli anni '30 e '50, alcuni prestati dal Mart

Le opere di Depero "si accomodano" in Casa fra gli arredi
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Così lontani, così vicini. I baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, che s'inventarono una delle case museo più affascinanti di Milano un palazzo rinascimentale in pieno Ottocento, ma dotato dei comfort moderni, tra cui luce elettrica e acqua corrente e Fortunato Depero, il "mago" (il copyright è di Marinetti) e anche lui bravo a concepire, da un'antica dimora a Rovereto, in Trentino, una "casa futurista".

Da qui parte, e conquista tutti, il progetto espositivo che fino al 2 agosto il Museo Bagatti Valsecchi, in collaborazione con il Mart di Rovereto, ospita nelle sue sale: "Depero Space to Space. La creazione della memoria" è una "mostra di compenetrazione di spazi", spiega Nicoletta Boschiero che l'ha curata con Antonio D'Amico. Il parallelismo tra l'audacia futurista di Depero e il gusto neorinascimentale dei Bagatti Valsecchi è sorprendente: "Tutti e tre i protagonisti sono interpreti originalissimi del loro tempo, lo cavalcano e ne anticipano usi e costumi", spiega D'Amico, che della casa museo milanese è anche vivace direttore. Il ritorno di Depero a Milano l'ultima grande esposizione a lui dedicata, a Villa Reale, risale al 1989 non avviene in uno spazio neutro, ma in un luogo che è un'opera d'arte totale. Le oltre quaranta opere di Depero, realizzate tra gli anni Trenta e Cinquanta, entrano nelle stanze accomodandosi allo spazio: quadri che sostituiscono temporaneamente pezzi storici diventano complementi d'arredo inaspettati, grazie all'efficace allestimento dello studio a-fact architecture factory.

Non ci sono didascalie o pannelli espositivi, ma una guida cartacea permette di ben orientarsi negli ambienti. Depero è spesso associato alla leggendaria bottiglia del Campari che ideò nel '32: questa mostra ci svela anche altro. Approfondisce, ad esempio, il suo fecondo rapporto con Milano. Esemplare, a questo proposito, la Sala Bevilacqua, dove è esposta la scultura Cordial Campari accanto alla tela O la borsa o la vita che il noto "sarto degli artisti" Adriano Pallini acquistò dalla Galleria il Camino, che un tempo era a pochi passi dal Bagatti Valsecchi. È merito di un collezionista milanese colto come Gianni Mattioli se la modernità colorata del futurista Depero conquisterà tanti paludati salotti cittadini, contribuendo alla sua fortuna. La Camera Verde e la Camera Rossa accolgono tra i loro fastosi arredi straordinarie opere deperiane in prestito dal Mart (tra cui "L'urlo"), mentre la Galleria della Cupola ospita i progetti che l'artista realizzò per le sedi estere dell'Enit, valorizzando con originalità le tradizioni regionali italiane. Da non perdere, al termine del percorso, la rievocazione del ViBi Bar, il locale che Depero decorò nel 1937 per le Cantine Cavazzani di Bolzano. Questa mostra è un corto circuito estetico perfettamente riuscito all'insegna dell'eclettismo e dell'originalità.

È anche dotata di colonna sonora: il percorso espositivo è impreziosito dalle sonorizzazioni di Gaetano Cappa dell'Istituto Barlumen, che evocano il futurismo musicale con suoni diversi, incluso un miagolio di "gatti futuristi" che saluta i visitatori nella suggestiva Galleria delle Armi.

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