Leggi il settimanale

Ordine di demolire in via Fauché. Ora sono decine i palazzi a rischio

L'avvocato: "Numerosi i casi viziati dall'assenza di titoli". Da Torre Milano alle Park Towers a via Crema e via Gassendi

Ordine di demolire in via Fauché. Ora sono decine i palazzi a rischio
00:00 00:00

Il giorno dopo la notizia dell'ordine di demolizione del palazzo spuntato in un cortile di via Fauché tutti i proprietari di palazzi finiti sotto inchiesta per presunti abusi edilizi temono le ruspe. E così gli inquilini che hanno già acquistato gli appartamenti di nuova costruzione. "Tutti gli immobili nei cui progetti è in campo l'ormai nota questione della Scia sono, sulla carta, a rischio abbattimento", spiega l'avvocato Veronica Dini, che da anni si occupa di casi edilizi e urbanistici. Suoi sono anche gli esposti - in rappresentanza di cittadini e comitati che si sono rivolti a lei - da cui sono partite molte delle inchieste. A cominciare da quello "pilota" di fine 2022 su piazza Aspromonte, che ha scatenato la valanga. Decine di progetti sub iudice, quindi, e non solo quelli finiti nel mirino della Procura. "Il provvedimento su via Fauché - continua il legale - è assolutamente in linea ed era doveroso dopo la sentenza del Consiglio di Stato di novembre scorso". Si tratta appunto della pronuncia, irrevocabile, che ha sancito che per edificare la palazzina di tre piani dopo la demolizione di un capannone più piccolo non bastava una semplice Scia per "ristrutturazione edilizia". L'immobile andava qualificato come "nuova costruzione" ed era necessario un permesso di costruire, con oneri più elevati e un piano attuativo. Il punto è che in città i casi fotocopia, viziati dall'assenza di titoli, sono numerosi. Per citarne solo alcuni, accanto a Fauché e Aspromonte: via Crema, via Gassendi, la Torre Milano di via Stresa, il progetto Scalo House di via Valtellina, il Bosco Navigli, le Residenze Lac di via Cancano, le Park Towers a Crescenzago...

"Tuttavia - sottolinea Dini - bisognerà osservare cosa succede nella pratica, se e quando l'ordine verrà eseguito". Entrano in gioco infatti molte implicazioni, diversi aspetti devono essere valutati e bilanciati. "Non un'impresa facile", sottolinea Dini. Il riferimento è in primo luogo alle persone che quelle case le hanno acquistate o che addirittura già le abitano. "Anche nel penale per i reati di lottizzazione abusiva e abusi edilizi gravi, se c'è condanna definitiva, è prevista la demolizione o al confisca. La sanzione è quella. Tuttavia spesso si pone la questione dei cosiddetti terzi di buona fede". Coloro, cioè, che non hanno colpe o erano inconsapevoli delle violazioni, ma rischiano di pagare conseguenze pensati. Anche se, c'è chi fa notare che dopo l'esplosione del caos urbanistica, ormai più di tre anni fa, la buona fede è difficile da sostenere. "Diciamo che di solito la demolizione viene evitata e si preferisce imporre il risarcimento del danno". Come soluzione conservativa? "Sì. Però mi permetto di far notare che in questo modo l'abuso edilizio resta in piedi e sulle spalle della collettività...".

Così l'avvocato Wanda Mastrojanni, legale proprio del ricorso di via Fauché, sull'ipotesi di altre demolizioni: "Si possono aprire nuovi scenari, il Comune è tenuto a vigilare e far eseguire le sentenze. A Milano ci sono numerosi casi molto simili a Fauché e che, anzi, sono più impattanti dal punto di vista volumetrico".

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica