Emilia Dupuy e Simón Cardoso sono cartografi di professione, hanno trent'anni, sono argentini, sono sposati da tre anni. Siamo a metà degli anni Settanta, e il potere è stato appena preso da una giunta militare: un generale dell'esercito, uno dell'aviazione, un ammiraglio.
É la sesta dittatura in ordine di tempo e in quarant'anni di storia novecentesca dell'Argentina, ed è la più sanguinosa, perché arriva a ridosso di ciò che ancora restava del peronismo, ovvero del fenomeno politico più interessante del Sud America. Due anni prima Domingo Peron è infatti rientrato trionfalmente in patria, dopo aver vinto le elezioni, ed è di nuovo presidente della Repubblica. Era esule dal 1955, dop un governo decennale e in cui il giustizialismo da lui tenuto a battesimo, aveva coniugato insieme riformismo, politiche sociali, populismo, aiutato in questo dalla moglie, Evita Peron, la cui figura carismatica e la cui morte precoce avevano dato al peronismo i contorni di un misticismo ideologico. In quell'arco di tempo, però, tutto è cambiato, a partire dalla stessa geografia politica del Sud America, il peronismo si è scisso in due tronconi, di destra e di sinistra, rispettivamente reazionari e rivoluzionari, e Peron è ormai l'ombra di sé stesso: morirà l'anno dopo, lasciando la nuova moglie, Isabelita, alla presidenza, e lasciando di fatto a Lope Rega, che ne è il burattinaio, i pieni poteri. Di lì a poco i militari spazzeranno via tutto e instaureranno una dittatura.
Emila è figlia di un uomo forte del nuovo regime, un intellettuale e non un militare o un politico, uno di quelli che, insomma, sussurra ai potenti. Simón ha moderate simpatie per la sinistra. Un giorno, l'istituto di cartografia per cui lavorano, li manda nella lontana provincia di Tucumán per una nuova mappatura. È una provincia calda, perché lì operano forze della guerriglia antiregime e quindi sottoposta a un ancor più stretto controllo militare. A un posto di blocco i due vengono fermati, perquisiti e poi sbattuti in carcere. Due giorni dopo, grazie all'intervento paterno, Emilia torna libera, ma di Simón non c'è più traccia. È un desaparecido, uno dei tanti, 30mila è la cifra ufficiale, che nei suoi cinque anni di permanenza al potere la giunta militare avrà sulla coscienza. Nel caso di Simón, si è volatilizzato uscendo dalla prigione, sostengono le autorità, in moltissimi altri casi accadrà uscendo di casa, dal posto di lavoro, da un ristorante, da una camera d'albergo, dall'aeroporto o dalla stazione da cui stavano per partire. Giornalisti, professori, sindacalisti, operai, impiegati statali, liberi professionisti... Desaparecidos, spariti... Dove? Quando? Come? Perché? Per la Giunta non è un suo problema. Se ne sono andati, scomparsi, tutto qui, fine del problema.
Emila però a quella sparizione non si rassegna, nemmeno quando, a regime caduto e con i generali finiti sotto processo, cominciano a uscire le prime confessioni, le prime testimonianze. Lei, che intanto ha rotto con il padre, ha lasciato l'Argentina, prima per il Venezuela, poi per gli Stati Uniti, le giudica a volte contradittorie, a volte inattendibili. È sicura che Simón sia vivo, lo sente nel suo cuore, è l'unica certezza che le sia rimasta e che conti nella sua vita, per andare avanti nella sua vita. Finché, trent'anni dopo, in un locale della cittadina del New Jersey dove vive, lo vede seduto nel separé vicino a quello dove sta pranzando. È tale e quale a com'era trent'anni prima, persino vestito come allora, quella moda anni Settanta dei pantaloni a zampa d'elefante e le camicie con i grandi colletti. Sembra il trentenne che fu, mentre Emilia non può nascondere il fatto che lei, ormai ha sessant'anni...
Purgatorio, di Tomás Eloy Martínez (Sur, traduzione di Francesca Lazzarato, 269 pagine, 18 euro), è il racconto di quella sparizione-riapparizione e insieme una meditazione-ricostruzione di quello che fu un periodo relativamente breve della storia politica argentina, eppure così carico di atrocità e di silenzi. Come è noto la cosiddetta giunta Videla, dal nome del comandante in capo delle forze armate, per uscire dal disastro socio-economico in cui aveva precipitato il Paese si avventurò nella conquista militare delle isole Malvina, le Falkland britanniche, e, in pratica si suicidò militarmente e politicamente.
Esule dall'Argentina dal 1975, un anno prima del golpe militare, ma quando già l'aria del Paese stava diventando irrespirabile per la stampa libera e non solo, all'epoca giornalista e scrittore di successo, Eloy Martínez rientrerà in patria dieci anni dopo, anche se, come amava dire "dall'esilio nessuno ritorna". Della cosiddetta emigrazione letteraria argentina e, in senso lato, ispano-americana, da Cabrera Infante a Puig a Cortázar, è una delle figure più interessanti e Santa Evita e Il romanzo di Peron sono le sue opere più famose, anche se le nostre preferenze vanno al malinconico e poetico El cantor de tango. Purgatorio è il suo ultimo romanzo, scritto due anni prima di morire, e c'è anche lui nel libro, uno scrittore che è stato malato e che in ospedale ha cominciato a pensare che "se recuperassimo i libri non scritti e la musica perduta, se ci dedicassimo alla ricerca di quello che non è esistito e lo trovassimo, avremmo sconfitto la morte". In fondo, è quello che fa Emilia...
Costruito, come spiega bene nella sua postfazione Francesca Lazzarato, autrice anche dell'impeccabile traduzione, sulla base di una "fiction spuria che attraverso il linguaggio giornalistico comunica, per contagio, un effetto di realtà", Purgatorio ha il suo punctum dolens in quello che, con grande approssimazione, potremmo definire realismo magico, una sorta di costante onirica di molta letteratura ispano-americana e nel cui nome si giustifica qualsiasi salto o incongruenza logica. Nel romanzo, la stessa professione di Emilia e Simón si trasforma nella non nuova metafora dei luoghi, dei non luoghi, dei paesaggi invisibili, dei paesaggi immaginati che poi rimandano agli intrecci della vita, ai casi della vita, al tentativo stesso di uscire dalle tracce, cioè dai destini già segnati.
Scritto con consumata abilità, Purgatorio soffre di un eccesso intellettuale nel senso che quella "fiction spuria" prima accennata, per come fin dall'inizio è presentata è destinata a non incrociarsi mai e quindi a non fondersi.
Anche l'intervento del suo autore, che, come una sorta di deus, ex machina cerca a un certo punto di riannodare sogno e realtà, non ce la fa e con tutto l'affetto, Emilia più che un personaggio eroico e tragico nella sua certezza di ritrovare l'amore scomparso, risulta patetico, come quelle anziane signore fuori di testa che continuano la sera ad apparecchiare anche per il marito morto tanti anni prima...