Perché Meryl Streep è un simbolo degli over 70

Meryl Streep è l'attrice simbolo della generazione degli over 70, quelli del primo Baby Boom: forza, determinazione e passione l'hanno portata nell'Olimpo di Hollywood

Perché Meryl Streep è un simbolo degli over 70

Meryl Streep è una delle attrici che forse incarna al meglio la generazione degli artisti over 70. I ruoli che ricopre al cinema rappresentano il meglio della versatilità di questa generazione, i sentimenti delle persone che la compongono, i loro sogni, i loro affetti più cari.

Nel ruolo di mamma e di nonna

Negli ultimi anni, Meryl Streep ha portato sullo schermo dei personaggi significativi per la generazione del primo Baby Boom. Il primo tra questi è quello iconico di Miranda Priestly ne “Il diavolo veste Prada”: Miranda è la tirannica direttrice di una testata di moda, che prende sotto la sua ala, all’apparenza tutt’altro che protettrice, una giovane giornalista serissima e sciatta. Questo personaggio, reso magnificamente da Streep, è in realtà ispirato ad Anna Wintour, la vera direttrice di Vogue, che in effetti compare in un cameo nel film.

Tra le altre pellicole con personaggi significativi per la generazione degli attuali senior c'è anche “Il dubbio”, in cui invece è una suora - Aloysius Beauvier - che cerca di scoprire degli abusi su minori che avvengono nella sua parrocchia. In “The Iron Lady” diventa addirittura l’ex primo ministro britannico Margaret Thatcher, mentre in “Piccole donne” l’algida e rigida zia March.

Ci sono inoltre due altri film relativamente recenti che vale la pena annoverare. Il primo è “Dove eravamo rimasti”, scritto da Diablo Cody, che si è ispirata alla storia personale di sua suocera. Qui Streep è Ricki Randazzo, una mamma e futura nonna decisamente rock, che in passato aveva abbandonato la famiglia per la musica, ma si ritrova a fare i conti con il passato quando la figlia, interpretata da Mamie Gummer - figlia di Streep nella vita reale - tenta il suicidio dopo il tradimento del marito.

Il secondo è “Panama Papers”, che prende il titolo dal celeberrimo e omonimo scandalo. Con questa pellicola si è sempre a rischio spoiler, ma basti sapere che prende le mosse dal momento in cui Ellen Martin, il personaggio di Streep, dopo la morte del marito in un incidente scopre una frode assicurativa a suo danno e cerca giustizia.

La carriera

59 pellicole, diversi film per la tv, alcune ospitate in serie televisive - con l’eccezione di “Big Little Lies”, in cui ha un vero e proprio personaggio ricorrente - e tantissimo teatro e doppiaggio. E poi 21 candidature agli Oscar con 3 statuette vinte (per “Kramer contro Kramer”, “La scelta di Sophie” e “The Iron Lady”), 33 nomination ai Golden Globe per cui ha vinto 5 statuette, e diversi altri riconoscimenti tra Bafta, Sag Awards, Emmy, David di Donatello e così via.

Sembra lontanissimo il 1975, quando Meryl Streep fu scartata per “King Kong”, una storia che lei stessa ha raccontato più volte, anche sui social, dove pubblicò uno scatto che la ritraeva in metropolitana di ritorno dal casting. “In questa foto - scrisse - torno dal provino per King Kong dove mi era stato detto che ero troppo brutta per la parte. Per me quello è stato un momento davvero determinante. Quel semplice commento sprezzante avrebbe potuto far deragliare i miei sogni di diventare un'attrice o costringermi a tirare su le maniche e credere in me stessa. Ma ho preso un respiro profondo e mi sono detta: ‘Mi spiace che tu pensi che io sia troppo brutta per il tuo film, ma la tua è solo un'opinione in un mare che ne contiene migliaia. E adesso andrò a cercarmi una marea più gentile’”.

Solo pochi anni dopo, il mondo avrebbe conosciuto il suo fascino. Accadde prima nel 1978 con “Il cacciatore” di Michael Cimino, sul cui set trovò l’amore del collega John Cazale, che però era malato e morì prima dell’uscita del film. Nella pellicola Meryl Streep era la casta e dolcissima Linda, una giovane in una comunità russo-americana che attende il ritorno dei due uomini che ama dal Vietnam.

Poi nel 1979 con “Manhattan” di Woody Allen: il regista newyorkese le fece interpretare la prima moglie del suo personaggio, legandola indissolubilmente a un dialogo che resta agli annali. Lei riferisce infatti al marito: “Sapevi a cosa andavi incontro quando mi hai sposato!”. Lui le risponde, durante una frettolosa passeggiata per le vie di New York: “Sì lo sapevo, il mio analista mi avvertì, ma tu eri così bella che io cambiai analista”.

In questo modo Meryl Streep è diventata l’icona di una generazione che non si arrende davanti ai rifiuti, che prova a sostenere il proprio talento, e alla fine ci riesce, finendo per sempre nell’Olimpo di Hollywood.

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