Ornella Vanoni, l’icona di libertà degli over 70

Ornella Vanoni è un mito per la musica italiana e internazionale e un'icona di libertà molto amata dagli over e dalle giovani generazioni

Ornella Vanoni, l’icona di libertà degli over 70

Per Ornella Vanoni galeotto fu il Festival di Sanremo 2021. Ospite di qualità in una delle serate, è entrata in contatto con due artisti che hanno preso parte alla kermesse: si tratta di Colapesce e Di Martino, con i quali ha cantato nell’estate successiva il brano “Toy boy”, che, lungi dall’essere il classico tormentone di stagione, punta il dito sugli stereotipi delle relazioni e lo fa con un certo gusto raffinato e vintage, oltre a un divertissement musicale e testuale che resta impresso anche per la sua orecchiabilità.

Ma se per i giovanissimi Ornella Vanoni è una scoperta recente, legata appunto a “Toy boy”, per gli over 70 la cantante è un mito indiscusso. Che per decenni ha dominato la canzone italiana stringendo collaborazioni internazionali e nazionali di qualità e facendo anche della sua vita privata un canale creativo con cui stupire il pubblico. Classe 1934, libera e canterina come un uccellino, Ornella nazionale sa bene come regalare emozioni ed elevare culturalmente i suoi fan.

Ornella Vannoni, la diva-antidiva per tutte le generazioni

Lo spirito di Ornella Vanoni non appartiene a una sola generazione, ma a tutte, perché riesce a essere trasversale e amata indipendentemente dall’anagrafica dei suoi ammiratori. “Tutta la vita sono stata passeggera - ha detto in un’intervista al Corriere della Sera - e ho sempre cercato sentieri secondari. Sono sempre affascinata da quello che non conosco, sono quelli i sentieri secondari. Ed è quella la mia meta”.

Forse è per questo che a 20 anni, benché volesse fare l’estetista, si approcciò al teatro, studiando al Piccolo di Milano e diventando, a metà degli anni ’50, la compagna di Giorgio Strehler. “Cerco di vivere in maniera meno ansiosa e provo a non inc... più - ha dichiarato la cantante a Vanity Fair - Da ragazza mi infiammavo per una sciocchezza. Oggi non ne ho più voglia, vivo molto meglio e voglio ridere. […] Ero timidissima e, a causa di un’insicurezza cronica, ho fatto fatica. Arrossivo e cercavo la mia identità tra un silenzio e un azzardo. A 15 anni mi rasai a zero e mi feci bionda. Dormivo poco. Mi facevo schifo. Avevo paura. Un inferno”. Poi arrivò il teatro e tutto cambiò.

Al di là della storia d’amore con Strehler, decisamente scandalosa per l’epoca dato che lui era sposato, il grande e indimenticato regista teatrale riuscì a far sconoscere di Vanoni numerose potenzialità, quali la presenza scenica, la voce particolarissima e le capacità interpretative, che in una prima fase della sua carriera si tradussero, tra le altre cose, nelle cosiddette canzoni della mala, brani ispirati a fatti di cronaca nera che però Vanoni non amò particolarmente, cercando di esplorare altri stili e altri linguaggi.

Alcuni di questi stili e linguaggi li trovò soprattutto oltreoceano dagli anni '70 in poi, grazie a una collaborazione con Toquinho e il poeta Vinicius de Moraes, e successivamente nel jazz, anche nella scena italiana, dove resta di notevole pregio la sua collaborazione con un giovane Paolo Fresu. “Quando si è giovani si è meno liberi - ha spiegato Vanoni in un'intervista a Rolling Stone - si ha l’ansia del successo. Si è molto presi da sé stessi. Mano a mano che passano gli anni, ci si stacca da sé stessi e si passa ad altre cose”.

Ornella Vanoni e l’incontro con Gino Paoli

Nel 1960, incontrò e avviò una relazione con Gino Paoli. Lui era sposato, lei si sarebbe sposata di lì a poco, con Luciano Ardenzi, con cui avrebbe avuto il figlio Cristiano. “Eravamo due ragazzi di ventisei anni - ha detto Ornella al Corriere - io stavo lavorando a Genova dove avevo preso questa casina a Boccadasse, non c’erano i telefonini, io non lo trovavo mai, una fatica… Per lui ho sofferto. Ma l’ho molto amato”.

Paoli sconsiglio a Vanoni di sposarsi: per lei scrisse il brano “Senza fine”, ispirandosi alle sue grandi mani affusolate, ma parlare dei due artisti solo dal lato sentimentale è davvero riduttivo, anche perché a un certo punto la loro storia finì. “Gino era sposato - ha spiegato Ornella Vanoni a Vanity Fair - In amore sono stata irrequieta e ho sofferto tantissimo, ma non ho mai lottato per tenere un uomo vicino a me. Gino aveva sua moglie, era combattuto. Un giorno a Forte dei Marmi gli dissi: ‘Accompagnami al treno, me ne vado’. Lui non mi guardò mai negli occhi e così non capì il mio dolore. Gino era un amore impossibile, però mi è rimasto nel cuore”.

Al di là della relazione infatti i due hanno realizzato musica insieme per molto tempo, a partire appunto dagli anni ’60, per finire nel nuovo millennio, quando Vanoni e Paoli incidono il disco “Ti ricordi? No non mi ricordo”. Si tratta di un album di 12 inediti realizzato nel 2004, diventato ben presto disco di platino.

La carriera di Ornella Vanoni

Dal 1961 a oggi, Vanoni ha pubblicato 41 album, alcuni dei quali con un’etichetta fondata da lei stessa. È stata a teatro, al cinema, in televisione. È un vero e proprio mito senza tempo. “Ho detto a un mio amico: ‘Ci sono due modi di invecchiare: ridendo di sé stessi o prendendosi sul serio. Se scegli la seconda strada vivi male’ - ha dichiarato al Corriere - Quella è una brutta vecchiaia e invece bella vecchiaia è ridere di sé, dei propri crolli, delle proprie rughe. Io guardo con tenerezza il mio corpo che cambia, è giusto sia così. Andiamo avanti finché possiamo”.

Ornella Vanoni ha partecipato a 8 Festival di Sanremo, vincendo nel 1999 il premio alla carriera mentre era in coppia con Enzo Gragnaniello per il brano “Alberi”, e poi nel 2018 il premio alla miglior interpretazione “Sergio Endrigo” e il Baglioni d’oro per “Imparare ad amarsi” con Bungaro e Pacifico. È stata inoltre ospite più volte sul palco dell’Ariston, ha preso parte al Festivalbar, al Festival di Napoli, a Canzonissima e alla Mostra internazionale Musica Leggera di Venezia.

Ma nonostante il suo talento e il suo curriculum, molti pensano a Vanoni anche e soprattutto per la sua sensualità, sebbene sia un ruolo che all’artista sta davvero stretto. “Una volta - ha spiegato al Corriere - ero a casa di una mia amica qui a Roma e dicevo ‘sono stufa, stufa di essere trattata come una cantante sexy. Se c’è una parola stupida è la parola sexy, semmai sono una donna erotica’. Mentre lo dicevo il suo cane mi tromb... la gamba. Io mi trascinavo via urlandogli: ‘Hai capito che non ne posso più? Vai via’. Sexy è un termine stupido. Difatti le donne non mi amavano”. E in alcune situazioni, racconta la cantante, quest’aura sexy è stata foriera di grandi imbarazzi. “Un giorno ero con Laura Betti a pranzo - ha spiegato ancora a Vanity Fair Ornella - e si avvicinò Pasolini: ‘Tu sei l’unico c... femminile che mi fa vibrare’”.

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