Caso Saguto, chiesti 15 anni di carcere per l'ex giudice

Il procuratore di Caltanissetta Amedeo Bertone, al termine della requisitoria del pm Maurizio Bonaccorso, ha chiesto la condanna a 15 anni e 10 mesi di reclusione per l'ex presidente della Sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo

Quindici anni di reclusione, è la pena chiesta dal procuratore Amedeo Bertone per l'ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo Silvana Saguto. L'ex giudice è ritenuta a capo di un "cerchio magico" composto da amministratori giudiziari, parenti, forze dell'ordine e magistrati, che gestiva illecitamente i beni sequestrati alla mafia.

Un sistema "perverso e tentacolare", "creato e gestito" da Silvana Saguto che "ha sfruttato e mortificato il suo ruolo di magistrato". Sono le parole del pm Maurizio Bonaccorso, pronunciate questa mattina, durante la requisitoria del processo che vede imputate oltre alla Saguto altre 14 persone.

Per le amministrazioni giudiziarie sotto la guida dell'ex presidente Saguto, "era la prassi inserire persone senza alcuna competenza, come si sente anche dalle stesse intercettazioni". "Emerge un quadro desolante con pubblici ufficiali che hanno tradito la loro funzione. E tra loro ci sono magistrati, colonnelli, il tutto per il perseguimento di interessi privati". Ha detto il pm Maurizio Bonaccorso avviandosi alle conclusioni del processo all'ex giudice per la gestione dei beni sequestrati, che si celebra al bunker di Caltanissetta. Al termine della requisitoria sono state fatte le richieste di pena per i quindici imputati. Oltre a Silvana Saguto, sono alla sbarra anche il padre, Vittorio Saguto, il marito Lorenzo Caramma e il figlio Emanuele, gli amministratori giudiziari Gaetano Cappellano Seminara, Walter Virga, Aulo Gigante e Nicola Santangelo. E, ancora, il colonnello della Dia Rosolino Nasca, i docenti universitari Roberto Di Maria e Carmelo Provenzano, la moglie e la collaboratrice di Provenzano, Maria Ingrao e Calogera Manta, l'ex prefetto di Palermo Francesca Cannizzo, l'ex giudice della sezione misure di prevenzione Lorenzo Chiaramonte. L'altro giudice del collegio, Fabio Licata, è stato giudicato con l'abbreviato e condannato.

Nel corso della requisitoria il Pm Bonaccorso, che rappresenta l'accusa con Claudia Pasciuti, ha sottolineato con forza che "venti anni fa la magistratura italiana era ancora considerata unico baluardo in un paese dominato dalla corruzione e flagellato dalle consorterie mafiose. Oggi non è più così e dobbiamo dire 'grazie' a quei magistrati che sono imputati in questo processo, dobbiamo dire grazie a quei magistrati che sono indagati attualmente dalla procura di Perugia, dobbiamo dire grazie ai magistrati che sono stati coinvolti dall'indagine sul Palermo calcio". Un sistema "perverso e tentacolare", "creato e gestito" da Silvana Saguto, che "ha sfruttato e mortificato il suo ruolo di magistrato". Ma "è sbagliato parlare di processo all'antimafia".

"Avevano messo in piedi - ha aggiunto Bonaccorso - un'amministrazione giudiziaria a conduzione familiare". Il pm, ricostruendo la posizione del professore dell'Università Kore di Enna, Carmelo Provenzano e dell'amministratore giudiziario Roberto Nicola Santangelo, ha sostenuto che questi ultimi avrebbero scambiato le amministrazioni giudiziarie come "una sorta di ufficio di collocamento personale per mogli, nipoti, cognati e amici". Saguto, avrebbe avuto come punti di riferimento Gaetano Cappellano Seminara, il "re" delle amministrazioni giudiziari e il professore Carmelo Provenzano che, secondo l'accusa, avrebbe avviato "una vera e propria parentopoli nella gestione dei beni sequestrati". Ad amministrare i patrimoni sequestrati alla mafia, c'erano infatti anche la moglie di Provenzano, Maria Ingrao, incaricata di gestire un'azienda di surgelati e Calogera Manta, professoressa di Lettere, che si occupava della gestione di alcuni immobili. Ma c'erano anche cugini, nipoti e amici. E tra loro Roberto Nicola Santangelo, amico di Provenzano, il quale venne premiato con cinque incarichi importanti, solo perchè il suo nome era stato proposto proprio dall'ex docente della Kore.

"Non so come finirà, magari Nicola Santangelo e Carmelo Provenzano verranno assolti, ma per questa vicenda dovranno vergognarsi a vita". É stato il duro atto di accusa di Maurizio Bonaccorso, fatto questa mattina. Il magistrato, parlando dei due imputati, ha spiegato che: "i due, con una lettera, decisero di trasferire a Castellammare del Golfo un ragazzo che lavorava alla Motor Oil di Caltanissetta, Andrea Repoli, mandando a 250 chilometri di distanza un giovane che percepiva 800 euro al mese - spiega -. Lo scopo era quello di metterlo con le spalle al muro e poi licenziarlo per giusta causa".

Tutte le condanne chieste per gli imputati

Il procuratore di Caltanissetta Amedeo Bertone ha chiesto la condanna a 15 anni e 10 mesi di reclusione per l'ex presidente della Sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo Silvana Saguto. La procura ha chiesto, inoltre, la condanna a 9 anni e 10 mesi per Lorenzo Caramma, marito dell'ex giudice. Per l'avvocato Gaetano Cappellano Seminara, sono stati chiesti 12 anni e 3 mesi di reclusione; per l'ex docente della Kore di Enna Carmelo Provenzano chiesta la condanna 11 anni e 10 mesi di reclusione; per Nicola Santangelo chiesti 10 anni e 11 mesi di reclusione. Per Walter Virga 2 anni di reclusione, per Emanuele Caramma sei mesi di reclusione; per Vittorio Saguto assoluzione perchè il fatto non costituisce reato; per Roberto Di Maria chiesti 4 anni e 4 mesi di reclusione; per Maria Ingrao chiesta la condanna a 5 anni di reclusione; per Calogera Manta è stata chiesta la condanna a 4 anni e sei mesi di reclusione; per Rosolino Nasca, della Dia, chiesti 8 anni di reclusione; per l'ex prefetto Francesca Cannizzo sono stati chiesti sei anni di reclusione; per Lorenzo Chiaramonte 2 anni e sei mesi di reclusione; per Aulo Gabriele Giganti "assoluzione per non aver commesso il fatto". Chiesta la confisca dei beni.

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