"Il coronavirus? Noi lo battiamo andando a mangiare nei ristoranti"

L'iniziativa di una produttrice di vino di Caltagirone che ha deciso di contrastare il coronavirus spronando i colleghi ad andare a mangiare fuori

"Il coronavirus? Noi lo battiamo andando a mangiare nei ristoranti"

La voglia di ricominciare. Di tornare alla nomalità. Di fare le cose semplici, come vedersi con gli amici per un aperitivo, oppure cenare in gruppo in un ristorante. Già, la normalità. Quella che da qualche giorno si è persa anche in Sicilia per l'emergenza coronavirus. A Palermo da qualche giorno è scattata l'emergenza per i tre contagi. Si è scatenato il panico con supermercati presi d'assalto e con la gente che si è rintanata dentro casa. E che rinuncia anche alle cose più normali, come mangiare una pizza con gli amici o andare a cena fuori. Locali sempre più deserti, ma non solo nella provincia di Palermo, dove si sono registrati i contagi. Ma anche nel resto della Sicilia.

E i ristoranti, non lavorando, ordinano sempre meno bottiglie di vino ai produttori. Un calo notevole e che rischia di compromettere irrimediabilmente la stagione 2020 appena iniziata. Racconta la sua esperienza Valentina Nicodemo, titolare dell'azienda vitivinicola Judeka a Caltagiorne in provincia di Catania. In questi giorni di coronavirus, ha vissuto sulla sua pelle l'annullamento degli ordini. Uno dietro l'altro. Dal nord soprattutto. Perché metà della sua produzione di vini, circa 500 mila bottiglie, finisce sul mercato interno. Il resto valica i confini italiani. E in questo momento, proprio il mercato interno, che stava segnando risultati incoraggianti, è quello che sta tradendo di più.

"Al di là dell'emergenza sanitaria - dice Nicodemo - sulla quale non do valutazioni, perché non è il mio campo, il dato veramente preoccupante è l'allarmismo che si è creato attorno a questo virus. Si è creato un polverone mediatico, secondo il mio parere, molto più intenso rispetto al problema medico-sanitario. E tutto questo sta creando un danno gravissimo all'intera economia della filiera del settore agroalimentare, della ristorazione e del mondo del vino". E Valentina racconta i particolari: dalle disdette dei turisti che arrivano in Italia da altri Stati alla paura di andare in luoghi mediamente affollati come ristoranti per paura di un eventuale contagio: "I turisti che arrivano in Sicilia dall'estero programmano con largo anticipo le loro vacanze - dice - Spesso non solo prenotano gli alberghi, ma anche i ristoranti in cui andare a mangiare o le cantine da visitare per un settore, quello dell'enoturismo, sempre più in costante crescita. In questi giorni sono state tantissime le disdette fatte. Il messaggio che sta passando è quello di non venire in Italia perché c'è una grave crisi sanitaria. So per certo di alcune disdette fatte e di alcuni turisti che hanno chiamato per chiedere informazioni dettagliate sulla questione coronavirus in Sicilia".

E allora bisogna reagire, come ha fatto Valentina. "Io sono solo una piccola produttrice di vini - dice - Tutte le mattine mi alzo presto per andare in vigna prima e in cantina poi per lavorare normalmente, ma credo che in questo momento dobbiamo essere tutti a fare rete, cercare di smuovere la situazione e dare una mano alla ripresa dell'economia di questo settore". E come fare allora? "Le ultime comunicazioni parlano di rischi minimi, quasi nulli soprattutto per la nostra regione, che non vive l'emergenza come magari si sta vivendo nelle regioni del nord - dice Nicodemo - E allora ho detto a tutti i miei colleghi di fare rete, di stare uniti, di uscire tutti insieme, di organizzare serate, eventi, soprattutto di andare nei ristoranti, nelle trattorie, che stanno soffrendo di più, che sono ridotti davvero ai minimi termini per gli incassi mancati e hanno tantissime spese da sostenere. Così come i gestori di hotel o delle strutture alberghiere, che ogni giorno devono gestire disdette su disdette. Dobbiamo dire ai colleghi che noi ci siamo, diffondere segnali di positività e dimostrare che non c'è bisogno di avere tutta questa paura".

Lei ha vissuto in prima persona i danni economici creati dall'emergenza coronavirus: "Abbiamo avuto ordini annullati o ridimensionati o rinviati - dice - Al nord i locali sono chiusi e la gente non va fuori e le bottiglie di vino rimangono sugli scaffali. La decisione di confermare il Vinitaly, così come il Prowein a Dusseldorf non può che fare bene. Sono anche convinta che la presenza dei cinesi a queste manifestazioni faccia bene per ridimensionare l'emergenza. Loro, alla fine, hanno saputo circoscriverlo al meglio e hanno saputo reagire. Non c'è un'epidemia di peste, non serve chiudersi in casa. Serve un atteggiamento di svolta positiva. E dobbiamo averla tutti. Dobbiamo diffondere serenità. E dobbiamo essere noi produttori i primi a farlo". A Milano, un importante distributore di vini, che distribuisce anche le bottiglie dell'azienda Judeka ha raccontato del calo storico degli affari: "Le cose dovrebbero cambiare con la cancellazione dell'ordinanza che impone la chiusura dei locali e dei bar alle 18 - dice Nicodemo - Io non sono preoccupata, voglio essere positiva. Mi preoccupa il negativismo degli altri. Diffondiamo serenità, uscimo, diamo l'esempio, rimettiamo in moto l'economia. Non è il problema la mortalità del virus, ma la mortalità dell'economia".

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