Mafia, la Saguto si difende: "Ecco la mia agendina con tutti i nomi"

Silvana Saguto, ex presidente della sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, ha reso dichiarazioni spontanee nell'ambito del processo per la presunta gestione illegale dei beni confiscati alla mafia. In aula ha portato la sua agendina. Il pm: "chiederò pene pesanti"

Mafia, la Saguto si difende: "Ecco la mia agendina con tutti i nomi"

È il giorno di Silvana Saguto. L'ex presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo si è presentata al tribunale di Caltanissetta rendendo dichiarazioni spontanee nell'ambito del processo per la presunta gestione illegale dei beni confiscati alla mafia. In aula ha portato la sua agendina azzurra contenente i nomi che le avrebbero suggerito magistrati e avvocati per le nomine di amministrazioni giudiziarie. Durante i 40 minuti di dichiarazioni spontanee la Saguto la mostra, la agita e la sfoglia più volte. Alle fine, nonostante la reiterata richiesta del pm Maurizio Bonaccorso, l'agendina non viene depositata agli atti. "Mi attengo a quanto dice il mio difensore e se mi dice di non consegnarla non lo faccio".

Silvana Saguto è un fiume in piena, nell'ambito del processo per la presunta gestione illegale dei beni sequestrati alla mafia, che si celebra nei confronti di 15 imputati, nell'aula bunker del carcere di Caltanissetta, ha voluto prendere la parola specificando e sottolineando la sua estraneità ai fatti contestati dall'accusa. Parole forti e al vetriolo. "Gli errori sono sempre possibili, ma io ho dato tutto quello che ho potuto e ho gestito con il massimo della diligenza possibile. Mi è stato contestato di essere stata l'artefice di provvedimenti. I provvedimenti giudiziari si fanno in tre. Non avevo degli sprovveduti accanto. Tutte le persone che portavano un curriculum avevo interesse a nominarli considerato che li vagliavamo in tre? Io motivavo i decreti, erano corposi". La Saguto punta il dito contro i suoi accusatori: "Io motivavo sempre le mie decisioni, quella che non motivava mai era la dottoressa Rosini. Anche se la Rosini dice di mostrarsi dispiaciuta del lavoro che svolgevamo, il marito aveva tre incarichi ed è rimasto fino a quando io me ne sono andata". E ancora in merito alle intercettazione delle Fiamme gialle del 30 giugno omissata: ""Non è mai stata trovata alcuna traccia dei soldi di cui parla la Guardia di Finanza. In quella occasione l'avvocato Cappellano Seminara", anche lui imputato, "mi dice che mi avrebbe portato i documenti che stranamente la Gdf ha omissato. In quella frase c'era scritto: "documenti, e il riferimento era alla ristrutturazione Ponte che era stata discussa in assemblea". "Di quali soldi parliamo io e Cappellano - dice ancora - mentre la Finanza commenta dicendo: 'potrebbe trattarsi di soldi".

La Saguto nella sua dichiarazione fiume parla anche del rapporto con il giudice Tommaso Virga. "Non c'è una conversazione, una frase o un rapporto con Tommaso Virga. Lo chiamavo Antonio, non mi ricordavo neanche il suo nome. L'ho incontrato rare volte andando a messa e non ha mai preso un caffè con lui". L'ex giudice è ritenuta la regista del sistema illegale. "Ho portato la famosa agendina di cui si è tanto parlato", ha aggiunto, "non l'ho prodotta soltanto per evitare ulteriori gossip. Sono tutte le persone che mi annotavo come persone di fiducia, brave, che già si erano occupate di attività simili. Ma Tommaso Virga non mi ha manifestato l'intenzione di far nominare il figlio. L'unica cosa che mi ha manifestato è che ci ha pregato di toglierlo. L'unica volta in cui ho parlato con Tommaso Virga di suo figlio è quando mi ha detto 'per favore fatelo dimetterè. Io lo definisco un ragazzino da niente perchè non ha retto, rispetto agli altri, l'impatto mediatico".

Adesso la requisitoria proseguirà per tutto il mese di gennaio. Il 28 gennaio saranno fatte le richieste di pena. "Alla fine della requisitoria annuncio fin d'ora che chiederò delle pene molto pesanti - dice il pm Maurizio Bonaccorso -. L'ufficio della sezione di Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo è stato trasformato in un ufficio di collocamento e gli amministratori giudiziari hanno avuto un comportamento predatorio". Bonaccorso va poi giù duro.

"Questo processo è stato definito, con una espressione infelice, il processo all'antimafia. Niente di più sbagliato. Questo è un processo a carico di pubblici ufficiali, magistrati, amministratori giudiziari, avvocati, che hanno strumentalizzato il loro ruolo importante".

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