Nelle cittadine Unesco senza turisti: "Così siamo destinati al fallimento"

La nostra visita a Monreale e Cefalù, cittadine Unesco che stanno affrontando l'emergenza Coronavirus. E gli addetti ai lavori lanciano un appello

In piazza Guglielmo a Monreale in provincia di Palermo c'è un piccolo gruppetto di turisti. Una coppia, avranno una sessantina d'anni, osserva da dietro la cancellaa la Porta del Paradiso, l'ingresso maestoso della Basilica di Monreale, entrata a far parte nel luglio del 2015 nell world heritage list dell'Unesco, insieme alla cattedrale di Cefalù in provincia di Palermo e a svariati monumenti della città di Palermo che rappresentano l'itinerario arabo-normanno.

Di solito qui è pieno di turisti. Anche in inverno. Questo grazie alle crociere che arrivano in città. Sono tantissimi i tour organizzati che trasportano migliaia di turisti dal capoluogo fin quassù per permettere loro di ammirare il Cristo Pantocratore e i mosaici d'oro della cattedrale monrealese. Ma oggi, e almeno fino al 3 aprile, non sarà possibile farlo. Le disposizioni erano diventate più stringenti già nel fine settimana con la chiusura alle visite dei turisti sia del Duomo patrimonio Unesco che del Chiostro attiguo. La zone del centro storico di Monreale, in questi anni, è diventata sempre più piena di locali dediti alla ristorazione: dal semplice bar al pub, passando per trattorie, pizzerie e ristorantini.

In questi giorni i locali sono vuoti, deserti. Solo qualche avventore del posto che beve un caffé e consuma al massimo un cornetto o della rosticceria. "Un disastro - dice uno dei titolari di un noto bar di piazza Vittorio Emanuele a Monreale - Rispetto allo scorso anno, che già era stata un'annata difficile per le poche presenze di turisti, gli affari sono crollati del 70 per cento. E non ci aspettiamo cose positive a breve. Io ho già dovuto licenziare due persone e purtroppo non potrò far altro che licenziarne altre. Non ce la posso fare. Tra spese e ricavi il saldo è stra-negativo. Abbiamo chiesto un aiuto al sindaco, come la sospensione dei tributi locali, del pagamento della tassa del suolo pubblico. Insomma anche il comune deve darci una mano per superare questo grave momento di difficoltà".

Le cose non vanno meglio a Cefalù, sempre in provincia di Palermo e sempre cittadina Unesco. Lo scorso anno la cittadina normanna ha registrato la presenza di oltre un milione di turisti che sono rimasti in città per almeno 4 giorni. Cefalù è piena di hotel, anche di lusso, bed and breakfast, bar, ristoranti e trattorie. Negli anni in cui è cresciuta la presenza turistica, anche grazie alla nomina Unesco, si sono moltiplicate in maniera esponenziale anche le attività legate al mondo dell'accoglienza e del settore turistico. Basta farsi un giro per il Lungomare per avere la percezione su che cosa si basi l'attività principale del comune palermitano.

Qui gli addetti ai lavori hanno fondato un'associazione che si chiama Cefalùcom. Il presidente è Giuseppe Provenza, di mestiere ristoratore e portavoce del gruppo compatto di Cefalù. Da un po' qui si registrano disdette su disdette. E per questo hanno "lanciato" un appello al vice ministro all’Economia e Finanze Laura Castelli, al presidente della Regione siciliana Nello Musumeci e al sindaco del comune di Cefalù Rosario Lapunzina. Nella lettera inviata al Ministero dell’Economia le associazioni chiedono interventi urgenti sugli ammortizzatori sociali, sospensione degli adempimenti tributari sia erariali che quelli locali, sospensione del pagamento delle rate della riscossione all’Agenzia delle Entrate, sospensione dei pagamenti delle forniture di energia elettrica, moratoria sul pagamento delle rate ei mutui e interessi sulle scoperture di bancarie e maggiore accessibilità al credito temporaneo, per venire incontro a chi nelle prossime settimane non riuscirà ad onorare i contratti di locazione a pagare fornitori e dipendenti.

"Non è difficile capire che senza incassi non si possono neppure onorare i debiti - spiega Provenza - Purtroppo, i provvedimenti presi fino ad oggi non riguardano le imprese del principale settore del turismo, quello della ristorazione, delle attività commerciali, dell’intrattenimento, dei bar e pub che rappresentano circa il 50% del Pil della Città di Cefalù. Non siamo disposti ad accettare ulteriori discriminazioni a danno di un settore che occupa centinaia di addetti e che rischia di lasciare a casa tutto il personale per impossibilità di poterlo retribuire e il rischio del fallimento delle stesse aziende– dice il presidente Provenza – Occorre far presto perché l’emergenza sanitaria rischia di far saltare il banco e se chiudono le nostre attività, chiudono le luci che animano la città Cefalù. Ci appelliamo a lei, signor vice ministro Castelli, perché sappiamo quanto tiene alla nostra Cefalù".

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