La campagna referendaria per il prossimo 22 e 23 marzo sta arrivando alle sue battute finali dopo mesi di battage mediatico tra i sostenitori del “sì” e del “no”. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha rilasciato una delle ultime interviste prima del voto all’Adnkronos, e ha parlato anche della campagna, che è stata particolarmente rude e che è stata politicizzata: “Il messaggio che Franceschini ha mandato alle Camere è stato chiarissimo, una chiamata alle armi dell'opposizione e della stessa magistratura per indebolire o addirittura abbattere il governo Meloni e purtroppo, come si temeva, (la campagna referendaria ndr) si è politicizzata e si sono accesi i toni degli uni e degli altri. Qualche volta sono andati, o siamo andati, sopra le righe”.
Ci sono state svirgolettate in eccesso da una parte e dell’altra ma Nordio non cambierebbe nulla, a parte un dettaglio: “Quando ho citato le parole di un pubblico ministero che aveva detto che il Consiglio superiore della magistratura adottava metodi para-mafiosi, quella frase è stata attribuita a me, invece io avevo semplicemente citato il pm, come peraltro risulta dalla stampa di quattro anni fa. Ecco, forse quell'errore di citarlo non lo rifarei”. È stata una campagna a tratti anche scorretta, soprattutto da parte di chi ha tentato di convincere gli italiani che il governo, con questa riforma, vuole sovvertire la Costituzione che “è stata cambiata peraltro in questi anni varie volte. Quello che mi ferito di più è stato essere additato come un seguace di Licio Gelli o comunque accusato di voler attuare il disegno della P2 o addirittura di voler umiliare la magistratura. Dire che vuole umiliare la magistratura un ex magistrato, che ha per quarant'anni indossato la toga e che cinquant'anni fa ha rischiato la vita conducendo le indagini sulle Brigate Rosse, è una fake news abbastanza antipatica”.
Il ministro ha spiegato di non temere il fronte del “no” al referendum ma l’astensionismo “nel senso che è una forma di rinuncia al diritto minimo della democrazia, mi duole sia in questo referendum sia durante le elezioni politiche o amministrative”. E la vittoria del sì a questo referendum, ha aggiunto Nordio, “toglierebbe all'Anm l'aspetto patologico per il quale da centro di studio, di consultazione, di confronto culturale, è diventato - come tutti ammettono anche a sinistra - un centro di potere. Ma Io credo che la vittoria del Sì sarebbe utile anche all'Anm perché ritornerebbe alle sue origini. Il sorteggio (previsto dalla riforma ndr) eliminerà l'aspetto patologico perché non ci sarà più questo rapporto tra eletti ed elettori che ha condotto l'Associazione ad essere quello che qualcuno ha chiamato un 'poltronificio'”.
Nordio ha poi posto l’accento su quelli che considerano la riforma giusta ma voteranno “no” per pura ideologia e, ha spiegato, “ce n'è uno in particolare che io non ho il piacere di conoscere, ma che si è esposto molto ed è Bettini, uno dei fondatori del Partito democratico e, secondo me, il nostro migliore sponsor; moltissimi a sinistra dicono che voteranno Sì - Barbera, Ceccanti, e se ne aggiungono sempre di più - ma io chiamo sponsor non chi vota Sì, ma chi vota No: Bettini ha detto che questa riforma gli piace ma voterà No per dare una spallata al governo Meloni”.
Inoltre, sul fatto che chi vota Sì non lo dice all'indomani delle dichiarazioni del conduttore Pierluigi Diaco che ha detto "Io voto sì, il problema è che in Italia chi dichiara di votare no è un testimonial, chi dichiara di votare sì è un lacchè" Nordio ha dichiarato: "Questo lo vedremo quando usciranno i risultati elettorali; è vero che le esperienze precedenti ci dimostrano che c'è una certa riluttanza tra gli elettori di centrodestra ad ammettere di votare centrodestra, mentre vi è quasi un orgoglio da parte di quelli di centrosinistra di dirsi di centrosinistra; ricordiamo benissimo alcuni
sondaggi nei quali, ai tempi ancora di Berlusconi, si diceva che vinceva il centrosinistra e poi c'è stata la maggioranza quasi bulgara (per il centrodestra ndr). Io rispondo in un modo molto semplice: parleranno le urne".