Da Pechino a Milano vanno in scena le schiave del Duemila

I n un locale milanese, molto dopo la mezzanotte, una ragazza giovane e vistosamente bella non smetteva di guardarlo. «La lusinga era fortissima», ammette Rocco Ricciardulli, «l’idea di poter ancora “accalappiare“ a quarantasette anni mi stava inebriando». Poi la ragazza si è avvicinata, ha abbozzato qualche parola in un italiano incerto e ha cominciato un lento e sinuoso corteggiamento, che si è concluso con un’affermazione inequivocabile: «costo solo 300 euro».
In quel locale Ricciardulli c’era andato «a fare indagini» per il suo spettacolo, «Animelle 1 euro al chilo» – in scena all’Out Off da domani fino a domenica – un viaggio nel mondo della prostituzione delle giovani immigrate che, a decine di migliaia ogni anno, la criminalità organizzata «importa» in Italia. «È un flusso impressionante di cui nessuno conosce realmente le cifre», sostiene il regista. «Di certo si sa che il suo giro d’affari è addirittura superiore a quello del traffico di droga».
La serata nel night è stata la prima tappa di un itinerario che, nell’arco di sei mesi, si è snodato tra Milano, Torino e varie località della provincia lombarda e piemontese. «Ho dilapidato un piccolo capitale», ammette Ricciardulli, «ma per me era necessario respirare quelle atmosfere e soprattutto conoscere i clienti, capire le loro motivazioni. L’episodio che mi ha visto protagonista è stato illuminante: il desiderio di “essere ancora in pista“, l’illusione di “farcela ancora“ è fondamentale. In alcuni dancing milanesi ho visto cinquantenni mascherati da adolescenti, con i jeans a vita bassa e i boxer colorati ben in vista, accettare consapevolmente finti corteggiamenti, lasciarsi irretire a caro prezzo, pur di far durare il miraggio della propria giovinezza».
Sul desiderio di regressione adolescenziale, così come sul crepuscolo della virilità camuffato da machismo, si regge un’atroce compravendita di ragazze che quasi sempre non hanno la forza di sottrarvisi.
«Vivono in un clima di costante violenza: non soltanto sul lavoro, ma anche nella loro quotidianità, che comunque gravita attorno alla figura del protettore». Sul palcoscenico questo ruolo è interpretato dallo stesso Ricciardulli, mentre Man-Lò Zhang, Giada Barbieri e Natalia Liubchenko vestono i panni di tre prostitute – rispettivamente Linn, Nicol e Kjuscha – che con lui instaurano un rapporto ambiguo. «Lo spettacolo sonda il versante più sfuggente della relazione tra vittima e carnefice e mette in luce la tentazione di assuefarsi alla brutalità», chiosa il regista: «per esempio Linn, che incarna lo stereotipo sociologico della “happy prostitute“, nel corso dello spettacolo ci narra la sua storia con un filo di ironia. “Qui in fondo non si sta male“, ammette, “in un anno e mezzo il mio protettore mi ha picchiata solo quattro o cinque volte“».
Linn descrive anche nel dettaglio il tragitto obbligato che le ragazze cinesi, una volta reclutate come prostitute, devono seguire: Pechino è il punto di raccolta, Macao il luogo di addestramento, Dubai o Abu Dhabi la sosta necessaria per pagarsi il biglietto del viaggio compiuto nella stiva di un mercantile, Amsterdam, Parigi o Milano l’attracco conclusivo.
Per capire quanto attuale sia «Animelle 1 euro al chilo», con quanta allarmante esattezza colga nel segno, vale la pena raccontare una vicenda accaduta a Natalia Liubchenko, la splendida attrice siberiana che interpreta Kjuscha, la scorsa settimana. In una pausa tra una prova e l’altra, Natalia è andata a fare shopping nel centro di Milano. Davanti alla vetrina di un negozio di intimo, è stata approcciata da una distinta cinquantenne che l’ha invitata a bere un caffè. Seduta al tavolo del bar, la donna non si è persa in convenevoli. «Sei russa? Fai la modella? Ti andrebbe di lavorare per la mia agenzia? Io e i miei soci cerchiamo solo ragazze come te, di qualità. Il nostro mercato copre l’area francese e i paesi arabi, se ti impegni in modo assiduo possiamo assicurarti un guadagno attorno ai 5000 euro mensili. Il lavoro consiste nell’andare a cena con i nostri clienti e poi...».

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