Penati: «Albertini mi denunci»

«Basta minacce, Albertini vada dai giudici. Altrimenti in Procura ci vado io». Penati contrattacca alle accuse lanciate dal sindaco di Milano di aver obbedito ai Ds sulla Serravalle comprando azioni dall’imprenditore Gavio che, poi, ha utilizzato una quota della plusvalenza ottenuta per favorire la scalata di Unipol alla Bnl. «Sono messaggi intimidatori, omertosi e dal vago sapore mafioso: se Albertini è a conoscenza di fatti criminosi come pubblico ufficiale ha il dovere di andare in Procura ed esibire le presunte prove di questo intreccio di cui non so nulla». Ma il presidente della Provincia ribadisce che «non c’è stato sperpero di denaro pubblico», che «il patto di sindacato non vietava d’acquistare azioni da terzi» e che pure il Comune di Milano aveva nominato «un uomo di Gavio nel consiglio d’amministrazione di Serravalle: Giulio Burchi, attuale presidente della MM». E mentre ricorda che «Albertini aveva un solo modo per fare chiarezza se aveva dubbi ovvero il sequestro cautelativo delle azioni», Penati, sostiene che «non ho dichiarato guerra a nessuno: è Albertini a essersi messo in divisa ed elmetto come fosse Bush, io faccio solo Resistenza».
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