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Balocco-Ferragni, tutte le tappe del "pandoro-gate"

Dal 14 dicembre 2023 all'assoluzione, ecco come si è sviluppato il "pandoro-Gate" di Chiara Ferragni, tra iscrizoni del registro degli indagati, ricorsi e follower persi

Balocco-Ferragni, tutte le tappe del "pandoro-gate"

Il caso del pandoro "Pink Christmas", che ha visto Chiara Ferragni e l'ad della società Balocco indagati per truffa aggravata da minorata difesa è esploso mediaticamente il 14 dicembre 2023, quando è stata resa nota la sanzione comminata dall'AgCm alle due società riconducibili all'influencer e all'azienda dolciaria di Fossano. Tuttavia, per capire come si è arrivati alla sanzione bisogna fare un salto indietro al gennaio 2023, quando la prima a sollevare dubbi sulla vicenda fu Selvaggia Lucarelli. La prefazione di questa vicenda parte proprio da una intuizione della giornalista, che per prima ha scorto nella narrazione dell'operazione benefica qualche lacuna. Da lì è partita l'indagine dell'Antitrust che quasi un anno dopo ha portato alla sanzione ma dopo due anni si è arrivati all'assoluzione dell'influencer.

La sanzione dell'AgCm

Con un documento di 25 pagine, l'Antitrust ha deciso che l'operazione commerciale del pandoro "Pink Christmas", con relativa operazione benefica verso un ospedale pediatrico, "costituisce, per le ragioni e nei limiti esposti in motivazione, una pratica commerciale scorretta ai sensi 20, comma 2, 21 e 22 del Codice del consumo e ne vieta la reiterazione". Per questa ragione, alla società Balocco è stata comminata una sanzione di 420mila euro, alla società fenice una sanzione da 400mila euro e alla società Tbs Crew un'altra sanzione da 675mila euro.

I passaggi salienti delle motivazioni AgCm

Sono diversi i punti che l'AgCm ha contesta a Ferragni e Balocco. In primo luogo, la connessione tra le vendite del pandoro "brandizzato" e il versamento benefico all'ospedale Regina Margherita. Collegamento che le aziende chiamate in causa negano di aver creato nella loro comunicazione esterna ma che, in realtà, si rileva nel comunicato stampa, allegato nel documento dell'AgCm, datato 2 novembre 2022 e poi ripreso da gran parte dei media. Quindi, viene contestato anche il ruolo di Ferragni nell'operazione benefica, in quanto la donazione è stata fatta su input dell'influencer ma totalmente a carico di Balocco. A Ferragni è stato contestato che con la sua comunicazione aveva lasciato trasparire il messaggio che anche lei fosse parte attiva nel piano benefico. Tuttavia, contestando la ricostruzione fatta dagli avvocati, l'Antitrust sottolinea che "non appare sostenibile che il ruolo nella donazione della Signora Ferragni si sia sostanziato nel fare pubblicità 'gratuita' all’Ospedale". Pertanto, scrive ancora l'AgCm, Ferragni "si è presentata come promotrice di una iniziativa benefica a favore di bambini malati di tumore, rafforzando così la propria immagine come sostenitrice di progetti benefici". Tutto questo, specifica l'Antitrust in un passaggio, dietro pagamento di un corrispettivo. In questo caso si parla di 1milione di euro circa, a fronte di una donazione benefica di 50mila euro.

Il video di scuse di Ferragni

Nel dicembre 2023, dopo un comunicato social dettato dall'impulso del momento in cui ha dichiarato di essere in buona fede e che "dopo tutto l’impegno mio e della mia famiglia in questi anni sul fronte dell’attività benefica, ci si ostini a vedere il lato negativo", Ferragni ha lasciato i social per qualche giorno per poi tornare con il celebre "video di scuse". Accusata dalla rete sotto diversi aspetti per quel video, l'influencer ha ribadito che si è trattato solo di un "errore di comunicazione", che lei ha operato in totale buona fede e che donerà un milione all'ospedale Regina Margherita di Torino (versamento effettivamente effettuato). In più, ha annunciato che eventualmente, altri soldi sarebbero stati versati nel caso in cui l'AgCm avesse dovuto ridurre la sanzione.

L'impatto sui social e sulle aziende

Nel frattempo, l'azienda leader nel settore dell'eyewear, Safilo, prima di Natale 2023 ha annunciato l'interruzione del rapporto di collaborazione con Ferragni per la violazione di obblighi contrattuali. La nota della società non entra nello specifico ma si suppone che si faccia riferimento a una clausola etica, solitamente presente in contratti di collaborazione con personaggi in vista. Safilo è la prima azienda che interrompe la collaborazione, poi seguiranno Coca-Cola e Pigna, e al contempo l'influencer assiste a un'emorragia di follower tutt'ora in atto, che in circa due mesi le ha fatto perdere oltre 400mila seguaci.

Gli altri casi all'attenzione della procura di Milano

Dopo aver iscritto nel registro degli indagati Chiara Ferragni per il pandoro Balocco, nel 2024 il procuratore Fusco di Milano ha posto la sua attenzione anche su altri casi. Nello specifico, si tratta delle uova di Pasqua Dolci Preziosi e delle bambole Trudi. Anche per questi due casi l'accusa per l'influencer è di truffa aggravata da minorata difesa. Il procuratore di Milano sostiene che i tra casi siano parte di "un unico disegno criminoso". L'accusa mossa all'influencer dalla procura era quella di aver creato un "sistema Ferragni", in cui le operazioni benefiche sarebberondiventate un volano per incentivare le vendite.

L'attività delle procure, l'iscrizione del registro degli indagati e l'assoluzione

A gennaio 2024 si rende noto che la procura di Milano ha aperto un fascicolo senza indagati o ipotesi di reato per il caso del pandoro "Pink Christmas". Il tutto parte da un esposto che il Codacons ha depositato in 107 procure d'Italia. Alla fine, saranno 6 le procure che sceglieranno di dar seguito all'esposto dell'associazione dei consumatori. Insieme a Milano, ha aperto un fascicolo anche la procura di Cuneo e solo a febbraio la procura generale della Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza territoriale sia di Milano. Dopo aver acquisito i documenti raccolti dalla polizia finanziaria, la procura di Milano ha cambiato modulo al fascicolo, iscrivendo nel registro degli indagati per truffa aggravata da minorata difesa Chiara Ferragni, Alessandra Balocco e il manager dell'influencer, Fabio Maria Damato. A gennaio 2025 l'influencer ha raggiunto un accordo risarcitorio con il Codacons. In virtù di questo accordo, che prevede una somma a titolo di ristoro per i consumatori rappresentati, l'associazione ha ritirato ufficialmente la querela. Nel gennaio 2026, a due anni quasi esatti dall'esplosione del caso mediatico, il tribunale di Milano ha deciso di assolvere l'influencer in quanto il giudice Mannucci, tecnicamente, non ha riconosciuto l'aggravante, contestata dai pm, della minorata difesa dei consumatori o utenti online, che rendeva il reato di truffa procedibile anche senza una denuncia. Dato che il Codacons circa un anno fa aveva ritirato la querela, è stato disposto il proscioglimento per estinzione del reato riqualificato in truffa semplice. L'assoluzione riguarda sia il caso dei pandori che quello delle uova di Pasqua.

Il caso Pigna

A seguito dell'annuncio del 2024 delle Cartiere Paolo Pigna di interrompere la collaborazione con Ferragni per la produzione di materiale per scuola e ufficio brandizzato, dopo la segnalazione de il Giornale, la società Fenice ha diramato un comunicato dai toni aspri. A fronte della rilevazione da parte di Pigna di una violazione del codice etico, l'asset riconducibile all'influencer ha definito "illegittimo e strumentale" l'atteggiamento di Pigna, annunciando il ricorso alle vie legali, e comunica "che analoghe iniziative di tutela verranno prese nei confronti dei soggetti che abbiano messo in atto comportamenti in violazione dei contratti di collaborazione in essere e pertanto degli interessi di Fenice".

Il ricorso al Tar del Lazio

Nello stesso giorno del 2024, Ferragni e Balocco hanno depositato al Tar del Lazio il ricorso contro la sanzione dell'Agcm di dicembre. Nello specifico, gli avvocati dell'influencer considerano "illegittimo" il provvedimento e ne chiedono l'annullamento per "molteplici vizi dell’atto". Inoltre, nell'atto di impugnazione, i legali sostengono che i 50mila euro siano stati una cifra "consistente" a fronte dei ricavi, anche se il versamento è stato effettuato prima che iniziasse l'operazione commerciale e non erano in programma ulteriori donazioni. Ma, soprattutto, ribadiscono che Ferragni sia stata autrice di una "una visibilità gratuitamente apportata" all'ospedale pediatrico Regina Margherita di Torino attraverso "ripetuta menzione dell’ospedale nei post e nelle stories".

La chiusura della vicenda

"Siamo tutti commossi, ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower. Sono molto contenta di riprendere in mano la mia vita, è finito un incubo, sono stati 2 anni molto duri, avevo fiducia nella giustizia e giustizia è stata fatta", ha dichiarato l'influencer all'uscita del tribunale di Milano dopo la sentenza di assoluzione. È stata respinta la richiesta del procuratore aggiunto di Milano, Eugenio Fusco, e del pm Cristian Barilli di condannare l'imprenditrice a 1 anno e 8 mesi.

Prosciolti per le stesse ragioni di Ferragni (caduta dell'aggravante e di conseguenza improcedibilità del reato di truffa per remissione di querela) anche il suo ex braccio destro Fabio Damato, già manager delle società titolari dell'immagine della 38enne per cui era stata chiesta la stessa pena, e l'amministratore delegato e presidente di Cerealitalia-ID, Francesco Cannillo (un anno era la richiesta del pm).

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