Recentemente Enrica Bonaccorti raccontò con entusiasmo a noi de Il Giornale uno dei suoi desideri più grandi: condurre un programma dedicato alla lingua italiana. Non un semplice spazio televisivo, ma un viaggio tra parole, significati e bellezza della scrittura.
Un sogno che raccontava molto della sua personalità. Perché, prima ancora che conduttrice televisiva, Bonaccorti è sempre stata una donna profondamente innamorata della parola scritta. Nel corso della sua carriera ha pubblicato diversi libri, ricevendo premi e riconoscimenti giornalistici che ne hanno valorizzato la sensibilità e la capacità narrativa.
Non a caso fu Sergio Zavoli a definirla con una formula rimasta celebre: «una giornalista prestata alla televisione». Una frase che sintetizza bene il suo percorso professionale, fatto di curiosità culturale, rigore e passione per il racconto.
La scomparsa della conduttrice, avvenuta nei giorni scorsi, ha riportato alla memoria non solo la sua lunga carriera televisiva, ma anche alcuni momenti molto privati della sua vita. Tra questi, una preghiera che la stessa Bonaccorti scrisse anni fa dopo la morte della madre (e che invio a chi vi scrive per il lutto della propria madre).
Non è una preghiera tradizionale. Piuttosto un dialogo personale, quasi una versione intima e filiale del “Padre nostro”, in cui la figura materna diventa guida e protezione.
«Madre mia che sei in cielo sia ricordato il tuo nome.
Si avveri il tuo sogno.
Fa in modo che la tua bontà dal Cielo mi guidi in Terra.
Dammi sempre il tuo aiuto quotidiano e comprendi i miei peccati
così come io capirò quelli degli altri peccatori.
Ma aiutami a resistere alle tentazioni e liberami dal male, mamma».
In queste parole si percepisce una spiritualità semplice e disarmante. Non la solennità di una formula liturgica, ma la voce di una figlia che continua a parlare con la madre anche dopo la sua scomparsa.
È un testo breve, ma profondamente umano. E forse proprio la scrittura — quella passione che Bonaccorti coltivava con tanto amore — è stata il modo più naturale per trasformare il dolore in memoria.
Riletta oggi, dopo la sua
morte, quella preghiera assume un significato ancora più intenso. Perché mostra il lato più intimo della donna dietro il volto televisivo: una figlia, una scrittrice, una persona che ha sempre creduto nel potere delle parole.