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Il silenzio del Re: perché neppure Carlo crede all’incidente di Harry e Meghan

La storia dell’inseguimento di Harry e Meghan a New York è diventata un giallo ancora tutto da chiarire

Il silenzio del Re: perché neppure Carlo crede all’incidente di Harry e Meghan
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Molti si chiedono se l’inseguimento di Harry e Meghan a New York sia avvenuto davvero. Le ricostruzioni dei Sussex e della polizia non coincidono e c’è chi ritiene che la coppia abbia volontariamente esagerato la dinamica dei fatti per attirare l’attenzione dei media, distratti dall’incoronazione di Re Carlo III ed esasperare il paragone con la vita e la morte di Lady Diana.

Un “inseguimento quasi catastrofico”

La sera del 16 maggio 2023 doveva segnare il trionfo di Meghan Markle come attivista per i diritti delle donne. Alla Ziegfeld Ballroom di New York, durante i Women of Vision Awards, riconoscimento assegnato dalla Ms. Foundation for Women alle donne che si sono distinte in ambito femminista, la duchessa è stata premiata dall’amica Gloria Steinem per “l’impegno nel dare potere e nel difendere le donne di tutto il mondo”. Dopo la serata Meghan, Harry e Doria Ragland sono ripartiti in auto, ma un gruppo di paparazzi avrebbe iniziato a tallonarli per le strade di Manhattan, come spiegato dal portavoce dei Sussex: “La scorsa notte il duca e la duchessa di Sussex e la signora Ragland sono stati coinvolto in un inseguimento in macchina quasi catastrofico per mano di un gruppo di paparazzi molto aggressivi. Questo incessante inseguimento, durato oltre due ore, ha provocato molteplici collisioni che hanno coinvolto altri conducenti sulla strada, pedoni e due agenti del NYPD”. L’episodio ha fatto tornare tutti indietro nel tempo, a 26 anni fa, quando Lady Diana perse la vita nel Tunnel dell’Alma il 31 agosto 1997.

“Scossi e provati”

Un amico di Harry e Meghan ha riferito al New York Post che i duchi e Doria Ragland sarebbero “scossi e provati” dall’accaduto. “La loro sicurezza ha fatto di tutto per fermare [i paparazzi]”, ha continuato l’insider. I duchi avrebbero anche cambiato auto durante l’inseguimento, abbandonando il Suv con cui erano partiti dallo Ziegfeld Ballroom e prendendo un taxi, “come ultimo, disperato tentativo di seminarli”, ma non ci sarebbe stato nulla da fare. A quanto pare i fotografi erano una decina, forse 12. Durante la presunta folle corsa un cameraman avrebbe urtato una macchina, un altro si sarebbe scontrato con un agente: “La polizia ha cercato di fermare i fotografi che, però, hanno ignorato gli avvertimenti”, ha detto ancora la fonte. I Sussex avrebbero ripreso l’intera scena coni loro telefoni.

“Non c’è stata nessuna collisione”

Il sindaco di New York, Eric Adams, si è mostrato molto cauto a proposito dell’inseguimento: “Mi pare difficile crederlo…Sarebbe estremamente pericoloso in una città come New York. Abbiamo molto traffico…un sacco di gente che usa le nostre strade”. Comunque ha definito “irresponsabile” il comportamento dei paparazzi, che “cercano lo scatto migliore, ma al primo posto deve esserci sempre la sicurezza”, rievocando, per associazione di pensiero, la scomparsa di Lady Diana: “Non ci sono molti tra noi che non ricordano come è morta la madre di Harry”. Nelle prime ore dopo il presunto inseguimento sembrava proprio che Harry e Meghan fossero stati sul punto di fare la stessa fine della principessa. Invece la polizia di New York ha ridimensionato la vicenda: “Il duca e la duchessa di Sussex sono arrivati a destinazione e non ci sono stati feriti, arresti o collisioni”, ma “c’erano numerosi fotografi che hanno reso difficile il loro percorso”. Qualcosa non torna.

“Non mi sono sentito in pericolo”

Sukhcharn Singh, il tassista che ha vissuto con Harry e Meghan il tanto chiacchierato assalto dei fotografi, ha allineato la sua versione dei fatti a quella della polizia e al Washington Post ha chiarito: “Non lo definirei un inseguimento, non mi sono mai sentito in pericolo. Non era come un inseguimento in macchina in un film”, precisando che i duchi erano “silenziosi e sembravano spaventati. Credo siano stati seguiti per tutto il giorno”. L'autista ha rivelato un dettaglio importantissimo: la corsa in taxi sarebbe durata solo 10 minuti, il tempo di percorrere un isolato e mezzo, fino a Park Avenue. L’uomo ha ricordato che il suo taxi era seguito da un’auto nera e una grigia: “Hanno scattato delle foto mentre ci fermavamo e ci stavano filmando”. La guardia del corpo che era con i Sussex avrebbe chiesto al tassista di recarsi alla stazione di polizia. Ai microfoni di Piers Morgan Singh ha aggiunto: “Abbiamo fatto un isolato, siamo stati bloccati da un camion della spazzatura e all’improvviso i paparazzi sono spuntati dal nulla e sono scattati i flash. Ho visto sei paparazzi”.

In hotel o in casa di amici?

Secondo la Bbc alle 18.45 del 16 maggio scorso Harry, Meghan e Doria Ragland sarebbero arrivati allo Ziegfeld Ballroom. Alle 19.00 sarebbe iniziata la premiazione, terminata alle 22.00. Di conseguenza la corsa dei Sussex per seminare i paparazzi avrebbe avuto luogo dopo le 22.00. Verso le 23.00 la coppia avrebbe cambiato auto, salendo sul taxi. Quindi i duchi avrebbero passato meno di un’ora sul Suv e circa 10 minuti sul taxi. In ogni caso non tornerebbe il dettaglio delle due ore e oltre menzionate dal portavoce. Inoltre una fonte ha rivelato a Page Six che sarebbero stati Harry e Meghan a fuggire di fronte ai fotografi, perché non volevano far sapere dove avrebbero trascorso la notte. Sembra che i due abbiano chiesto all’Hotel Carlyle nell’Upper East Side (il preferito di Lady Diana, dai 1200 ai 6mila dollari a notte) una stanza a prezzo ridotto, per risparmiare, ricevendo un gentile rifiuto. Così i due si sarebbero fatti ospitare in casa di amici. L’insider ha dichiarato: “Avrebbero dovuto prendere un hotel per la sicurezza di tutti, ma non volevano pagare molto…se lo avessero fatto questo presunto ‘pericoloso’ inseguimento…non sarebbe mai avvenuto”.

In America non ci sono Re

Harry e Meghan avrebbe provato a chiedere all’agenzia fotografica californiana Backgrid i video e le immagini catturati dai paparazzi, ricevendo una risposta insindacabile: “In America la proprietà appartiene al proprietario. Nessun soggetto terzo può avanzare pretese sulle proprietà altrui, come forse possono fare i re. Forse dovreste spiegare ai vostri clienti che le norme britanniche a proposito di ‘Prerogativa reale’, che dispongono che i sudditi consegnino i propri beni alla Corona, sono state respinte da questo Paese molti anni fa”. Un modo, neanche troppo velato, per far sapere ai Sussex che il loro atteggiamento (e forse anche la loro presenza) non è poi così gradito negli Stati Uniti.

L’inseguimento è avvenuto o no?

Il giornalista Antonio Caprarica non ha creduto a una sola parola del portavoce e ha definito i duchi “due mitomani” che “vivono in un loro mondo di fantasia, animato dal fantasma di Diana…” perché non avrebbero “nessun altro merito evidente nella vita”. Per dirla tutta l’incoronazione ha distolto l’attenzione mediatica dai duchi, la cui popolarità è sempre più fragile. Neppure l’attrice Whoopi Goldberg è convinta che l’inseguimento sia davvero avvenuto e nel suo talk “The View” ha fatto un ragionamento molto concreto: “Penso che le persone di New York sappiano che se fosse possibile avere inseguimenti in macchina arriveremmo tutti in tempo ai nostri appuntamenti…il loro portavoce ha fatto riferimento a qualcosa a cui generalmente ci si riferisce a Los Angeles. Lì ci sono gli inseguimenti e puoi muoverti ad alta velocità. Semplicemente a New York non funziona così”.

Il silenzio di Carlo III

Il fatto che sia intervenuta una star come Whoopi Goldberg potrebbe essere il segnale evidente della scarsa tolleranza di Hollywood e, più in generale, dell’opinione pubblica americana, nei confronti di Harry e Meghan. Va comunque detto che nella dinamica del presunto inseguimento ci sono troppi particolari che non tornano. La Goldberg potrebbe non avere tutti i torti: un inseguimento nella Grande Mela, con il traffico a cui ha accennato anche il sindaco, sarebbe devastante. Figuriamoci cosa potrebbe accadere in due ore, un tempo lunghissimo. Forse troppo lungo. Per questo nemmeno Buckingham Palace si è sbilanciata. Dalla corte arriva solo un silenzio che dice più di tante parole.

Né il Re, né il principe William avrebbero chiamato Harry per sapere come sta, cosa è accaduto. Non vorrebbero saperne nulla, non sarebbero “interessati”, dicono i giornali. I duchi di Sussex non lavorano più per la Corona e ciò che fanno o dicono è solo una loro responsabilità.

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