"Piano casa dimezzato? Tuteliamo la città"

L’assessore Masseroli: "In 11 aree consentite solo opere di recupero per non snaturare i contesti storici e paesaggistici". No allo sconto del 30% sugli oneri di urbanizzazione. Zone popolari da allargare: solo con demolizione e ricostruzione

Undici aree «blindate» (oltre al centro storico e alla Cerchia dei Bastioni, già vincolate). Niente sconto del 30% sugli oneri di urbanizzazione per chi costruisce e via libera all’ampliamento dei quartieri popolari solo e soltanto se verranno demoliti e ricostruiti da zero. Per non aggiungere degrado al degrado. Il Comune raccoglie a metà gli input del «piano casa» nazionale, che il Pirellone ha tradotto in legge regionale lo scorso luglio. La giunta Moratti ieri ha dato il via libera alla delibera che, per dirla in senso tecnico, accoglie - e definisce i paletti - delle «Azioni straordinarie per lo sviluppo e la qualificazione del patrimonio edilizio e urbanistico della Lombardia». Un piano casa che il governo ha approvato per rilanciare l’economia attraverso il settore dell’edilizia: prevede ad esempio un aumento del 20% dei volumi per le case mono e bifamiliari, non superiori ai 1.200 metri cubi. E così sarà su gran parte della città. Ma il Comune ha deciso che 11 aree sono off limits: il quartiere Cimiano, il Villaggio dei giornalisti (considerata una città-giardino, le prime costruzioni sono del 1920), il quartiere Porpora, Pisacane, Asperi (a Città studi), il quartiere Del Sarto e il Lincoln (costruito dall’architetto Fazzini nel 1886), Washington, Qt8, Borgo Pirelli («firmato» dall’architetto Loria), La Postelegrafonica (quartieri di villette in zona Zara). Qui, precisa l’assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli, saranno consentite solo opere di recupero edilizio (per intendersi, uno sgabuzzino può diventare una stanza), ma senza incrementare le volumetrie, «vogliamo tutelare aree omogenee da proteggere - spiega - saranno impedite demolizioni e ampliamenti per evitare che gli ambiti storici e paesaggistici più importanti della città siano snaturati». A valutare i singoli casi, nel centro storico, sarà una commissione paesaggistica prima comunale e poi regionale.
Stessa filosofia applicata, per ragioni diverse, ai caseggiati popolari. In quel caso, si cerca di non peggiorare ulteriormente la situazione. A meno che si demolisca e ricostruisca in toto i palazzi, in quel caso si può ampliare anche del 40% la volumetria, posto che ci saranno vincoli a realizzare più verde e parcheggi. Ma senza la regola dell’abbatti e rifai meglio, secondo Masseroli «si andrebbe solo a peggiorare quartieri che già soffrono da punto di vista sociale e urbanistico». Esclusa anche l’opportunità di aumentare del 30% i volumi sulle aree industriali («a Milano non serve»). E niente sconto del 30% sugli oneri di urbanizzazione a chi approfitta del piano casa per opere edilizie: «Ci servono per sostenere lo sviluppo pubblico della città. Ma riduciamo già del 50% a chi realizza housing sociale e proporzionalmente fino al 30% a chi attua misure di efficienza energetica». Col via libera al piano - che il consiglio comunale dovrà approvare entro il 15 ottobre - si potranno ampliare anche le cascine e trasformarle ad esempio in bed and breakfast.
Più verde e servizi («come alla Bicocca, dove agli Arcimboldi non arrivano i tram e c’è il campus per gli studenti ma non palestre e locali») saranno garantiti secondo il sindaco Letizia Moratti dal piano di governo del territorio a cui lavora il Comune. Sulle polemiche con l’imprenditore Ligresti, che ha chiesto l’intervento della Provincia per sbloccare tre aree di proprietà, la Moratti spiega su youtube che «stavamo trattando con lui».