Piquet jr: «Non mi aspetto il perdono ma un’auto»

Il «killer» che vuole fare la «vittima». E il «teste privilegiato»? Sempre lui, non temete, Nelsinho Piquet. Giusto il tempo di leggere la sentenza e il brasiliano torna a dire la sua. Ora che è disoccupato, rivendica una macchina: «Non mi aspetto di essere perdonato, però mi auguro che un team mi ridia una opportunità. Di sicuro non c’è in F1 un pilota determinato quanto me a mettersi alla prova».
Lo sfogo, dopo aver partecipato al processo allestito dal Consiglio mondiale della Fia, ieri a Parigi. Gli è bastato un comunicato stampa per tornare a sparare a zero. Sempre su Flavio Briatore. Per dire che finisce qui un «incubo», che si è trovato «alla mercé» dell’ex team manager Renault. «Sono stato usato da lui, poi mi ha gettato via e coperto di ridicolo», l’accusa al vetriolo di Piquet jr. E poi giù con l’accetta: «Il suo vero carattere non si conosce, di me non gli importava. Era il mio manager ed il capo della mia scuderia, teneva in mano il mio futuro ma non gli importava nulla».
Ecco la ricostruzione del fattaccio secondo il verdeoro: «Arrivati al Gran Premio di Singapore mi aveva isolato e mi aveva trascinato nel punto più basso che io abbia mai raggiunto in tutta la mia vita. Ora che sono uscito da questa situazione non riesco a credere di avere accettato quel piano, ma quando mi venne prospettato sentii di non essere nella posizione di fare diversamente».
Ora si sente «sollevato» per com’è andata a finire. E ribadisce di essere «gravemente pentito di avere seguito gli ordini impartiti» dalla Renault. In quel momento, si sentiva sotto pressione per una questione di contratti. Nelsinho gira il coltello nella piaga: «Non mi aspetto che tutto questo venga dimenticato, ma almeno ora la gente potrà trarre le conclusioni sulla base di quello che è realmente accaduto».
Il ragazzo gioca con la macchina del tempo. Riavvolge il nastro. Gp di Singapore. Incidente al giro 14, curva 17. Alonso primo alla bandiera a scacchi. «Ogni giorno mi ripeto che vorrei tanto non averlo fatto. La mia situazione in Renault era diventata un incubo».
E ancora rimpianti e rimorsi che, a caldo, sibilano come proiettili: «Dopo avere sognato di essere un pilota di Formula 1 ed avere lavorato così duramente per arrivare a quel punto mi sono ritrovato alla mercé di Flavio Briatore. Chi ora gestisce il team Renault di Formula 1 ha deciso che, come ho fatto io, sia meglio far conoscere la verità ed accettare le conseguenze».
Nelsinho l’antisportivo. Ha montato il caso appena ha perso il posto. Troppo facile cancellare in un attimo una stagione opaca. Prima del grazie e arrivederci della scuderia in estate, dopo il Gp in Ungheria. Ora il «burattino» è diventato Pinocchio. E il naso, forse, si allunga. Che dirà Geppetto? Nelson padre, la «simpatica canaglia» della Formula uno, si limiterà a mostrare al figliolo i tre campionati del mondo nella sua bacheca?