Plinio: «Una tassa sugli stipendi dei politici»

Il capogruppo di An in Regione propone che il 10 per cento dei compensi di eletti e consulenti vada a settori socialmente importanti

Plinio: «Una tassa sugli stipendi dei politici»

Si sa, Gianni Plinio è un provocatore nato. Questa volta, però, c’è da credere che il capogruppo di An in Regione creerà non pochi imbarazzi, più o meno trasversali, più o meno bipartisan. La proposta infatti è di quelle che paiono allo stesso tempo difficili da bocciare e difficili da digerire. Sui banchi dei consiglio regionale arriverà subito, nella prima seduta della ripresa dei lavori dopo la pausa estiva: è un ordine del giorno che chiede al Governo e al Parlamento di inserire nella prossima legge finanziaria una tassa annua del 10 per cento su tutti i compensi dei politici. Per le Casse dello Stato, roba da leccarsi le dita. Per i politici chiamati in causa, roba da mettere un cerotto sula bocca di Plinio. Anche perché la tassazione non dovrebbe risparmiare nessuno ma riguardare tutti: i parlamentari europei e nazionali, i ministri, i consiglieri regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, i sindaci, i presidenti di Provincia e di regione, gli assessori ma anche i consiglieri di amministrazione e i consultenti di nomina politica.
Trattandosi di una tassa imposta alla fonte, assicurerebbe entrate certe al pubblico erario. La legge, spiega Plinio, sarebbe opportuno che indicasse a priori che le risorse ottenute verrebbero indirizzate a settori socialmente significativi come, per esempio, gli aiuti alle famiglie e la promozione dell’occupazione giovanile. «Spero che su questa mia iniziativa, che ricalca la proposta nazionale dell’onorevole Donato Lamorte - spiegato il capogruppo ligure di An - possa ritrovarsi il consenso unitario di tutto quanto il consiglio regionale della Liguria». Con due obiettivi: dare un «segnale unitario di moralità volto a convincere gli italiani che la politica è anche capace di fare sacrifici e non solo di imporli». E recuperare «svariati miliardi, che entrerebbero rapidamente nelle casse statali con finalità eminentemente sociali». I conti son presto fatti, visto che sono 292mila le persone in Italia che usufruiscono di compensi politici, di cui 159 mila eletti tramite voto popolare.
La Liguria dia il segnale, invita plinio: «Sarebbe assai importante che proprio dal consiglio regionale della Liguria, che peraltro risulta fra i più morigerati e austeri quanto a indennità per i propri amministratori, partisse, in epoche critiche come le attuali, un segnale così forte e concreto per restituire fiducia alla gente». Come dire di no?

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