Il decreto Energia sarà presentato oggi al Consiglio dei ministri - come confermato dal vicepremier Antonio Tajani - con un impianto ancora in via di definizione ma con una direttrice economica ormai chiara: ridurre il costo dell'energia per famiglie e imprese intervenendo sui meccanismi che determinano il prezzo finale, senza compromettere gli equilibri della filiera e senza appesantire i conti pubblici. La linea dell'esecutivo guidato da Giorgia Meloni resta quella annunciata a inizio anno, cioè affrontare il nodo strutturale di un sistema energetico che paga ancora un differenziale rispetto alla media europea a causa dell'elevata dipendenza dal gas.
Il provvedimento, su cui lavorano i tecnici del ministero dell'Ambiente e di Palazzo Chigi sotto il coordinamento del ministro Gilberto Pichetto Fratin, vale circa 2,5 miliardi e punta a un alleggerimento significativo delle bollette, con una riduzione che nella maggioranza viene indicata fino al 50% per le fasce Isee più basse e intorno al 20% per il comparto produttivo. La logica è quella di agire a monte della formazione del prezzo, intervenendo sugli oneri che gravano sulla produzione elettrica e favorendo strumenti strutturali come i contratti di lungo periodo per l'energia rinnovabile e le semplificazioni autorizzative.
Su questo impianto si ritrova in particolare l'asse tra Fratelli d'Italia e Forza Italia, che spingono per misure capaci di dare respiro immediato a famiglie e piccole e medie imprese senza creare squilibri permanenti. Fonti azzurre sottolineano che «l'obiettivo politico resta ottenere riduzioni significative di energia elettrica e gas per imprese e famiglie», pur riconoscendo che il dossier presenta «profili di compatibilità con l'ordinamento comunitario» soprattutto sul capitolo delle quote Ets.
Più articolata la posizione della Lega, che insiste sulla necessità di individuare coperture alternative evitando di incidere eccessivamente sui margini delle utility energetiche, settore strategico anche per gli investimenti nella transizione. In questa cornice si inserisce la proposta del vicepremier Matteo Salvini, secondo cui «sarà doveroso chiedere alle banche, che stanno facendo profitti incredibili grazie agli italiani e grazie al governo, un ulteriore contributo, perché no, anche per le bollette». Un'ipotesi che riflette la volontà di distribuire il costo dell'intervento su comparti che hanno beneficiato della fase di tassi elevati, mantenendo al contempo la sostenibilità dell'operazione.
Il nodo tecnico principale resta la cosiddetta sterilizzazione dei costi Ets, cioè le quote europee sulle emissioni di CO2 che incidono sul prezzo dell'elettricità prodotta da gas. Lo spostamento parziale di questi oneri potrebbe ridurre il prezzo all'ingrosso e quindi le bollette finali, ma richiede verifiche di compatibilità con le norme sugli aiuti di Stato della Commissione europea, che ha chiarito che «prima esamineremo la legge quando passerà attraverso l'iter nazionale e poi ne valuteremo la compatibilità».
Accanto agli interventi sul mercato all'ingrosso, il decreto dovrebbe includere un contributo una tantum intorno
ai 90 euro per le famiglie con redditi più bassi e misure per ampliare la platea degli sconti anche ai nuclei con Isee fino a 25mila euro, oltre alla garanzia pubblica per i contratti di lungo periodo da fonti rinnovabili.