La partita infinita per l'ex Ilva si riapre con un nuovo player alla finestra: gli indiani di Jindal. Proprio nelle ore in cui il fondo americano Flacks sta definendo nel dettaglio i contorni del piano per l'acquisto del siderurgico e la costituzione di una newco, i commissari hanno ricevuto una nuova manifestazione d'interesse dal player indiano. Al momento, il concorrente asiatico è qualche passo indietro «e ha presentato spiega una fonte al Giornale una intenzione che non si è ancora tradotta in numeri». Buio pesto, dunque, sia sul fronte economico, sia su quello occupazionale. Dall'altra parte, invece, il fondo Usa ha messo nero su bianco investimenti fino a 5 miliardi e una partenza con 6.500 dipendenti aumentabili nel tempo.
A margine dell'Aula del Senato, dove ieri ha tenuto una informativa sul tema Ilva, il ministro delle Imprese Adolfo Urso «ha voluto precisare che non si tratta di una scelta obbligata tra uno o l'altro, ma di due proposte alternative e competitive».
Urso ha ricordato che sono tre i requisiti su cui non si tratta: serve la disponibilità a cedere aree inutilizzate per la reindustrializzazione, la presenza di soci industriali solidi e, soprattutto, una sostenibilità finanziaria che regga nel tempo. Proprio su questi punti, nelle prossime ore, si aspettano risposte chiare dai consulenti americani del fondo. C'è poi il tema della sovranità, su cui il ministro è stato categorico e ha promesso che lo Stato non starà a guardare: «Eserciteremo il diritto di golden power». Lo strumento servirà a blindare i piani industriali, gli investimenti e la tutela ambientale. Urso ha anche rivendicato poi il lavoro fatto finora, ricordando che due anni fa ArcelorMittal puntava solo a «smantellare e saccheggiare» gli impianti.
Oggi la situazione è diversa: l'Altoforno 2 è tornato a marciare e per l'Afo 4 si punta al riavvio entro aprile, così da garantire all'acquirente una capacità produttiva di 4 milioni di tonnellate.
In questa situazione, Rocco Palombella della Uilm, esprime scetticismo difronte all'ennesimo «balletto di nomi e a una navigazione a vista che mette ansia a migliaia di famiglie». Il sindacalista si chiede come sia possibile che Jindal, bocciato solo un anno fa, oggi sia diventato il salvatore della patria.
Il Pd parla di un governo che cerca solo di minimizzare i danni politici di un fallimento evidente, mentre il M5s punta il dito sulla sicurezza.
I prossimi giorni saranno la chiave di volta per capire ancora una volta che direzione prederà l'azienda che potrebbe alla fine vedere i due competitor allearsi insieme nella partita. Al momento però sembra che le interlocuzioni di Flacks siano state per lo più con Danieli e Metinvest.